ceduto il ramo d’azienda a Patom, salvaguardati 27 lavoratori

JESI – Edison Next Recology lascia ufficialmente il territorio: formalizzato l’annuncio della cessione a una impresa locale, la Patom, del ramo d’azienda che si occupava dal 2022 di smaltimento di rifiuti nel sito di via dell’Industria alla Zipa. Con l’attività, è previsto che passino a Patom anche le 27 persone che vi sono occupate a tempo pieno e indeterminato.
La querelle
Nella stessa area di via dell’Industria, Edison aveva chiesto di realizzare, con iter avviato nel 2023, il tanto discusso maxi impianto per il recupero e il trattamento di rifiuti anche pericolosi. Progetto bocciato, dopo due anni di proteste, manifestazioni, forti opposizioni in città e scontro politico, dal definitivo no della Provincia nell’ottobre 2025, seguito dal ricorso della multinazionale alla giustizia amministrativa. «Edison Next Recology – spiega Roberto Ascani, segretario Fit Cisl Marche – ci ha comunicato la cessione del ramo d’azienda a Patom. Una cessione che interesserà le 27 unità lavorative impiegate, di cui 20 operativi e 7 amministrativi. Il disimpegno da parte di Edison dovrebbe essere con ogni probabilità completato entro l’anno, ma la gran parte del personale potrebbe passare alla nuova realtà già dal 1° settembre prossimo, salvo poche unità amministrative necessarie a definire le ultime incombenze». Sentita sulla questione, Edison Next Recology dal canto suo conferma, in via informale, la cessione ma anche l’impegno nel business dell’economia circolare e che continua a credere nell’impianto End of Waste nel Comune di Jesi per il quale, secondo la multinazionale, rimangono tutti i presupposti. Fissata al prossimo 21 ottobre l’udienza nella quale, davanti al Tar Marche, si inizierà a entrare nel merito della richiesta di Edison di annullare il respingimento del progetto. La vicenda dell’autorizzazione negata alla piattaforma per il soil washing che avrebbe inizialmente dovuto trattare terreni contaminati anche da amianto (aspetto poi stralciato in extremis da Edison) è, sul piano formale, slegata dalle sorti dell’attività che viene oggi ceduta e che era già operativa. Ma è chiaramente difficile non pensare al rapporto tra le due questioni.
«Come sindacato – assicura Ascani – seguiremo con attenzione ogni passo della vicenda, con l’auspicio di una piena e completa continuità lavorativa. Non possiamo nascondere come della preoccupazione ci sia, per quello che sarà il passaggio ad una realtà dalle dimensioni ad oggi più contenute di quelle che presentava Edison Next Recology. Va tenuto presente come l’azienda non fosse mai stata interessata da problematiche particolari o dalla necessità ad esempio di fare ricorso all’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Non c’erano mai stati segnali preoccupanti. Insomma, questa non è una scelta che matura a seguito di una situazione di crisi». Quanto all’impianto della discordia, dopo l’autorizzazione negata Edison si è rivolta al Tar chiedendo di annullare il no della Provincia, i pareri negativi espressi da Comune di Jesi, Consorzio Zipa, Provincia nella Conferenza dei Servizi e tutta una serie di atti collegati.




