Genitori e figli online: l’83% dei minori guarda video tutti i giorni, ma le stime degli adulti si fermano a un prudente 78%

Nelle case americane e australiane c’è una discrepanza tra le attività digitali reali dei ragazzi e la percezione di madri e padri.
A svelarlo è un sondaggio condotto nella primavera del 2026 dal Family Online Safety Institute su famiglie con figli tra i 10 e i 17 anni. I giovanissimi sono molto più attivi sugli schermi di quanto pensino i grandi, eppure preferiscono affidarsi ai genitori in caso di pericolo, piuttosto che fidarsi delle piattaforme.
Regole pratiche contro filtri tecnologici
I dati sul consumo multimediale evidenziano distanze significative tra le due generazioni. L’83% dei ragazzi, infatti, dichiara di guardare video in rete con grande assiduità, a fronte del 78% stimato dai genitori. Lo scarto numerico si ripete con i videogiochi, praticati dal 76% dei minori mentre le stime degli adulti si fermano al 71%.
Per gestire l’uso dei dispositivi, le famiglie puntano molto sul dialogo e sulle consuetudini domestiche: il 68% impone direttive chiare per lo smartphone, superando ampiamente l’uso del parental control, attivato solo dal 49% degli intervistati. La norma in assoluto più popolare impone di finire i compiti prima di accendere uno schermo, una prassi quotidiana scelta dal 69% del campione.
Il boom dell’intelligenza artificiale e la barriera del reddito
L’impiego dell’intelligenza artificiale è ormai una costante tra gli adolescenti. Il 71% dei giovanissimi la utilizza abitualmente, cercandovi supporto soprattutto per i compiti scolastici (45%). Molti la sfruttano anche per la creazione di immagini o musica e per sessioni di brainstorming creativo (entrambi al 31%).
Questa diffusione nasconde un’evidente disuguaglianza economica. L’accesso a questi nuovi strumenti raggiunge il 75% tra gli adolescenti di fascia benestante, per poi precipitare al 55% nei nuclei a basso reddito. I ragazzi si dimostrano in ogni caso molto più fiduciosi degli adulti sulle ricadute positive di queste tecnologie, in special modo sull’apprendimento scolastico.
Il timore per la privacy e la sfiducia nelle piattaforme
Le preoccupazioni legate alla vita digitale accomunano entrambe le generazioni. I comportamenti dei predatori online allarmano il 73% dei genitori e il 61% dei figli, seguiti a ruota dallo spettro del cyberbullismo, percepito come un grandissimo rischio dal 67% degli adulti e dal 68% dei più piccoli. I minori mostrano anche un’inaspettata attenzione alla sicurezza dei propri dati: il 55% ha paura di scaricare virus o malware per disattenzione.
Di fronte a queste insidie, la fiducia verso le aziende tecnologiche è ai minimi storici, giudicate efficaci nel proteggere dai contenuti dannosi solo dal 27% degli adulti e dal 41% dei ragazzi. Il vero scudo protettivo restano i rapporti umani in casa. Il 90% dei figli si sente a proprio agio nel chiedere aiuto ai genitori dopo una brutta esperienza in rete, confermando la famiglia come il principale presidio di sicurezza.
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