Perché i giovani non vogliono insegnare? Giordano (Youth Italia): “Manca il riconoscimento economico e sociale”

Avere ventitré anni, vivere a Bruxelles e guardare alla scuola italiana dal proprio personale punto di vista. Chi sceglierebbe di salire in cattedra oggi?
La risposta prova a darla Tommaso Giordano, portavoce nazionale di Youth Agenda Italia. Durante un’intervista rilasciata ai canali della Uil Scuola, il giovane ha esposto la sua analisi sui motivi che allontanerebbero i neolaureati dall’insegnamento. Il quadro delineato dal portavoce è severo: a suo avviso, la professione docente appare schiacciata da un carico amministrativo insostenibile e da dinamiche relazionali molto faticose.
Burocrazia, diplomifici e il nodo dei ricorsi
Perché la carriera scolastica avrebbe perso fascino? I motivi, secondo l’intervistato, sono molteplici. Giordano individua quella che lui definisce una mancanza di fondo: l’assenza totale di un adeguato riconoscimento economico e sociale. A questo si sommerebbe un clima di tensione costante con le famiglie degli studenti. Un’ingerenza che, dal suo punto di vista, finisce per logorare chi lavora nelle aule: “Si dà troppo potere alle famiglie, – ha sottolineato Giordano – quando invece c’è una figura che ha studiato, che ha passato talvolta un concorso, che comunque si è impegnata su un determinato fronte, che non viene riconosciuta totalmente e anzi è vittima di ricorsi”.
A detta del portavoce, i docenti vivrebbero nella perenne paura delle contestazioni legali. Come se non bastasse, il sistema di reclutamento risulterebbe compromesso dalla questione dei diplomifici; luoghi in cui, secondo la sua analisi, i titoli verrebbero acquisiti al solo scopo di scalare le graduatorie. C’è poi il peso asfissiante della burocrazia. A supporto della sua tesi cita un dato: il 56% dei professori indicherebbe le scartoffie come un’enorme fonte di stress. La soluzione suggerita? Redigere un nuovo codice dell’istruzione, ripartendo da un foglio bianco per definire ruoli, responsabilità e introdurre filtri contro l’eccesso di cause legali.
L’importanza del tempo pieno contro le disuguaglianze
Cambiare le regole significherebbe anche ridisegnare gli spazi fisici. A parere dei giovani dell’associazione, le riforme a costo zero non bastano più. Il potenziamento del tempo pieno viene visto dal movimento come uno strumento essenziale per curare la comunità. A motivare questa specifica richiesta provvede lo stesso portavoce, esponendo la sua visione sociale: “Il tempo pieno si prende cura di quei famosi sette ragazzi su dieci che rimangono a casa, che non fanno sport, che non fanno altre attività, talvolta per mancanza di strutture e talvolta perché non ci sono possibilità economiche”.
Cosa fare all’atto pratico secondo Giordano? Inserire delle ore obbligatorie di servizio civile. Lo scopo ultimo, nella prospettiva di Youth Italia, sarebbe abituare concretamente gli studenti all’attenzione verso l’altro e al bene comune, strappandoli all’isolamento pomeridiano. Dal suo punto di vista, la scuola dovrebbe aiutare l’alunno a conoscere le proprie inclinazioni in una società in cui l’esperienza concreta sta venendo meno.
L’illusione dell’intelligenza artificiale e la fine dell’ascensore sociale
Proprio il digitale rappresenta una sfida insidiosa. I software rimpiazzeranno mai i professori? Secondo l’intervistato assolutamente no; tuttavia, ritiene necessarie riflessioni collettive per gestire la transizione. Il rischio di un abuso domestico è dietro l’angolo, per cui occorre agire con cautela e prudenza: “Oggi il rischio è che nel momento in cui gli studenti tornano a casa svolgono i problemi di matematica con l’intelligenza artificiale, con ChatGPT. Questo è problematico perché danneggia la mente, il ragionamento del ragazzo”.
Resta un ultimo interrogativo a cui rispondere, quello “principe”: che responsabilità hanno i ragazzi in questo distacco? Giordano sostiene che i giovani fatichino a percepire lo studio come un’occasione reale di crescita personale. Parte del problema risiederebbe in un’offerta formativa invecchiata; per questo suggerisce una maggiore apertura all’introduzione di materie a scelta per assecondare le passioni individuali. L’ostacolo psicologico più grande, secondo la sua amara conclusione, riguarda la disillusione verso il domani. Il cosiddetto ascensore sociale si sarebbe rotto definitivamente; a suo parere, per chi sperava di usare l’istruzione come passaporto verso una vita migliore, oggi quel meccanismo appare del tutto bloccato.
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