Marche

Il provincia di Fermo mille under 30 stagionali, ma c’è l’Sos sfruttamento: «Rispettare il contratto»

FERMO Ogni estate sugli oltre 25 chilometri di costa fermana si riversano migliaia di turisti nei circa 160 stabilimenti balneari distribuiti tra i vari comuni. Stando a quanto afferma il segretario della Cgil Fermo De Grazia «sarebbero circa mille ogni anno i lavoratori stagionali (principalmente ragazzi e ragazze under 30) impiegati nell’esercito dei precari stagionali». A questi bisogna poi aggiungere anche i quasi 130 bagnini di salvataggio impiegati nelle cooperative, assunti anche in quel caso con contratti stagionali da circa 7,50 euro lordi l’ora. Il sindacato auspica maggiori controlli e il rispetto del contratto. Purtroppo bastano pochi balneatori scorretti a infangare la reputazione della categoria.

I contratti stagionali

Fatte queste premesse di contesto è il caso di concentrarsi sulle condizioni di lavoro degli stagionali, più volte accusati proprio dai balneari di «scarsa voglia di lavorare». Senza, ovviamente, fare di tutta l’erba un fascio, abbiamo cercato di raccontare come (purtroppo) a volte il mondo del lavoro stagionale sappia essere spietato e senza regole. «Nell’arco della mia esperienza lavorativa ho provato ogni tipo di lavoro stagionale – racconta Luca che preferisce non rivelare il cognome come altri Non ho quasi mai avuto buone esperienze. Come bagnino di terra sono stato costantemente utilizzato con una paga di poco più di 3 euro l’ora per un carico di lavoro che superava a volte anche le dieci ore giornaliere, il tutto senza mai un giorno libero. Mi veniva chiesto all’occorrenza di fare anche servizio di sala, nonostante gli accordi fossero ben diversi. Un’esperienza che ricordo con amarezza, perché mi ha fatto sentire non solo sfruttato, ma anche impossibilitato a chiedere condizioni di lavoro migliori, perché avevo bisogno di quel lavoretto e hanno approfittato di questa mia necessità» Sulla stessa linea d’onda anche Giulia, che racconta la sua esperienza come cameriera e barista.

I turni

«Turni massacranti a tre euro l’ora – racconta – e richieste da parte dei titolari di continui straordinari che non venivano poi retribuiti. La scusa usata è che il locale avesse bisogno, che non c’era la possibilità di avere più flessibilità perché la stagione dura solo tre mesi e bisogna stringere i denti». Stando a queste testimonianze, dunque, non sembra mancare affatto ai ragazzi e alle ragazze la voglia di lavorare, ma sta iniziando a mancare sempre più (menomale) la voglia di essere sfruttati per pochi spicci, come spiega Riccardo: «Io ho fatto varie stagioni in un campeggio. Condizioni di lavoro inaccettabili e senza alcun contratto. Quello che posso dire è che forse sarebbe ora di smetterla di ascoltare alcuni balnaatori che si lamentano perché non trovano più giovani. Sicuramente non si può e non si deve pensare che l’intera categoria sia responsabile, ma serve una seria presa di coscienza che questa pratica esiste e va combattuta. Andrebbe ripensato il modello di turismo, cercando di bilanciare l’offerta dei servizi con i costi, di modo da redistribuire meglio gli introiti. Anche gli stessi turisti devono essere sensibilizzati, facendogli capire che dietro a un prezzo eccessivamente basso o dietro ad una sovrabbondanza di servizi, potrebbe esserci qualcosa che non quadra».




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