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La purga di Xi, l’arresto e la condanna a morte: il mistero dei ministri della Difesa cinesi

La Cina ha inflitto una delle punizioni più pesanti degli ultimi anni a due ex ministri della Difesa, Wei Fenghe e Li Shangfu, condannandoli a morte con sospensione della pena per corruzione. La sentenza, annunciata dall’agenzia statale Xinhua, prevede due anni di sospensione prima della commutazione automatica in ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. A entrambi sono stati revocati i diritti politici a vita e confiscati tutti i beni personali.

La condanna ai due ex ministri della Difesa di Pechino

Il caso scuote nuovamente i vertici dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese e riaccende interrogativi sul livello di instabilità interna che attraversa l’apparato militare del Dragone, mentre il presidente Xi Jinping continua la sua vasta campagna anticorruzione iniziata nel 2012.

Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, le accuse rivolte ai due ex ministri sono state formulate con toni eccezionalmente duri anche per gli standard della politica cinese. Wei Fenghe è stato riconosciuto colpevole di aver accettato tangenti, mentre Li Shangfu sarebbe stato coinvolto sia nell’accettazione sia nell’offerta di mazzette.

Le autorità non hanno reso pubbliche le cifre dei pagamenti contestati, ma hanno definito i reati “estremamente gravi” e dannosi per la sicurezza e la credibilità delle forze armate. Wei, in particolare, è stato accusato di aver “perso la lealtà verso il partito”, una formula raramente utilizzata che in Cina può suggerire sospetti ancora più profondi di una semplice corruzione, fino all’ipotesi di rapporti impropri con interessi stranieri o reti interne considerate ostili al potere centrale.

Cosa succede in Cina

Li Shangfu era già scomparso dalla scena pubblica nel 2023 dopo appena pochi mesi alla guida del ministero della Difesa, diventando il ministro rimasto in carica per meno tempo nella storia recente del Paese. Anche Wei, suo predecessore, era stato improvvisamente rimosso senza spiegazioni dettagliate prima dell’apertura ufficiale delle indagini. Nel 2024 entrambi erano stati espulsi dal Partito comunista cinese e privati di ogni grado militare. Da allora, il silenzio delle autorità aveva alimentato speculazioni su una resa dei conti interna ai vertici dell’esercito.

Xi considera l’esercito uno dei pilastri centrali del suo potere e negli ultimi anni ha progressivamente eliminato figure considerate poco affidabili o troppo autonome. La purga ha coinvolto decine di alti ufficiali, inclusi membri della Commissione militare centrale, l’organo che controlla realmente le forze armate cinesi.

Le recenti epurazioni hanno quasi azzerato i vertici nominati dopo il Congresso del Partito del 2022, segnale di quanto il presidente continui a diffidare di una parte dell’apparato.

In ogni caso, le condanne di Wei e Li rappresentano inoltre un messaggio diretto all’intera struttura dello Stato: nessuno, nemmeno un ex ministro della Difesa, è intoccabile. Resta però il mistero sulle reali dimensioni dello scontro interno. In Cina le decisioni più importanti vengono prese lontano dai riflettori e le accuse ufficiali spesso raccontano solo una parte della vicenda.


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