Economia

L’export del food&beverage italiano è cresciuto del 5% a 70,9 miliardi nel 2025


Nel 2025 l’export del food&beverage italiano è cresciuto del 5% a quota 70,9 miliardi di euro. I Paesi che hanno aumentato maggiormente gli acquisti dell’agroalimentare italiano sono stati Spagna (+13,0%), Polonia (+17,7%), Francia (+6,1%) e Germania (+5,6%), mentre sul fronte opposto spicca il calo degli Stati Uniti (-4,5%), mercato penalizzato dall’introduzione dei dazi. Questi ed altri dati sono stati presentati alla dodicesima edizione del Food summit, che quest’anno ha avuto come titolo “Volatilità permanente, valore durevole: le traiettorie 2030 della filiera alimentare”.

L’evento, patrocinato dal ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e organizzato dal gruppo Food, è stato l’occasione per fare il punto su uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy che, come molti altri settori, sta cercando di diversificare i mercati di sbocco per non cadere vittima delle guerre commerciali e delle crisi geopolitiche che stanno funestando il commercio mondiale.

In un videomessaggio il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato come il dicastero da lui guidato abbia investito “oltre 15 miliardi di euro in tre anni sul sistema primario e messo la sovranità alimentare al centro dell’agenda politica nazionale ed internazionale”. Lollobrigida ha poi ricordato come ci sia stato un intervento anche sul costo del gasolio dovuto alle crisi geopolitiche, con un credito d’imposta del 20% per pescatori e agricoltori, “che si somma a un altro elemento strategico che abbiamo scelto di mantenere, forse l’unica nazione europea, un miliardo di investimento sul gasolio agricolo per ridurre l’acquisto di questo bene ad oggi indispensabile per la produzione”.

A delineare il quadro economico del settore del food&beverage italiano è stato Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo che ha messo in evidenza la solidità del comparto: “Il 2025 è stato un anno di forte discontinuità nelle politiche commerciali internazionali ma, nonostante ciò, l’agroalimentare italiano è cresciuto sui mercati esteri, andando a intercettare opportunità sia in mercati tradizionali ma anche in economie emergenti o destinazioni lontane. L’attuale contesto è caratterizzato da un clima molto elevato di incertezza sulle politiche economiche. Le imprese agro-alimentari italiane sono ben consapevoli dei rischi e delle strategie da attuare per minimizzarli: secondo una survey interna di Intesa Sanpaolo, la necessità di ricercare nuovi paesi di destinazione è ben compresa dalle imprese più grandi, ma anche le micro e le piccole si stanno muovendo in questo senso. Gli investimenti in auto-produzione di energia sono sempre più cruciali, insieme ad altri importanti tecnologie come intelligenza artificiale, cybersecurity, e-commerce”.

In un contesto segnato da inflazione persistente e da una progressiva erosione del potere d’acquisto, il food&beverage resta al centro delle dinamiche di consumo, ma cambia profondamente il modo in cui i consumatori spendono. Secondo le analisi presentate da AlixPartners, società di consulenza globale, tra il 2021 e il 2025 il food&beverage in Italia è cresciuto a un Cagr di circa il 6%, mentre i volumi hanno registrato un Cagr negativo dell’1%, evidenziando come la crescita apparente del mercato sia prevalentemente guidata dall’inflazione e non dalla domanda reale.

“Il divario tra prezzi e salari, ampliatosi dopo la pandemia, i conflitti geopolitici e lo shock energetico, hanno spinto i consumatori a ridurre la spesa discrezionale – ha spiegato Michele Carpanese, partner di AlixPartners – In Europa, nel triennio 2024-2026, l’intenzione di spesa per i beni non alimentari registra continui saldi negativi (fino a -26 punti nel 2026 vs 2025)”. Nel retail alimentare italiano, il cambiamento si riflette anche nei canali: tra il 2021 e il 2025, i discount evidenziano una crescita a un Cagr dell’8%, confermando una migrazione strutturale verso il “value for money”. “In questo scenario – ha concluso Carpanese – diventa strategico proteggere la domanda attraverso proposte di valore credibili, prezzi competitivi e l’eliminazione delle inefficienze strutturali lungo tutta la catena del valore, sia per l’industria che per la distribuzione”.


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