Toscana

Il Sassolino: a proposito di “figli e parenti d’arte”



GROSSETO – Penso che a tutti sia capitato, almeno una volta, d’imbattersi in qualche “figlio” o “parente d’arte”. Uno di quelli che nella società, grazie a un importante ruolo paterno o di consanguineo, abbia avuto strade spianate e calci in culo a volontà.

L’inizio è alle scuole elementari dove figli o nipoti d’insegnanti godono di maggiori attenzioni, di un occhio insomma di riguardo. Per la verità già in ospedale, al momento del parto, la cameretta singola alla puerpera, moglie o figlia di qualcuno che fa parte della “squadra”, è un veniale esempio che la vita, per chi è “…d’arte”, è più semplice sin dal momento del “varo”.

Alle scuole medie e alle superiori, giocano poi anche le professioni dei genitori e, nonostante il “68” e le “rivoluzioni culturali”, una buona parte della classe insegnante ha sempre avuto un occhio di riguardo per certi ceti sociali. Andando a memoria, ricordiamo verso costoro delle valutazioni sui generis, per cui l’impreparazione dei figli di personaggi particolari diveniva “leggera incertezza” anziché “grave insufficienza”.

Gli stessi esami di maturità vedevano i “figli e parenti d’arte” conquistare il “60” o dintorni, a volte indipendentemente dalla mediocrità del loro quinquennio. Arrivando all’Università le cose miglioravano un poco, ma il fenomeno risorgeva in maniera virulenta una volta proiettati nel mondo del lavoro. Selezioni, pubblici avvisi, concorsi, assegnazioni d’incarichi, erano ancora loro che la facevano da padroni, tornando alla carica con quei cognomi petigrèe, riuscendo a essere vincitori o prescelti.

Diciamo la verità, a noi questi “figli e parenti d’arte” hanno sempre fatto una certa invidia e, benché giunti pure noi dove sono arrivati loro, sappiamo che il loro “potere contrattuale” è stato e sarà sempre maggiore del nostro. Ciò indipendentemente dalle qualità, preparazioni e professionalità possedute. Questo nostro scrivere, sia chiaro, non vuol essere una velenosa critica, né una bieca contestazione; siamo oramai navigati e vaccinati al punto di sapere che da sempre, così va e andrà il mondo! Vuol essere invece un vero e proprio “elogio al figlio e parente d’arte”, un omaggio al suo buon destino o, più prosaicamente, al suo genetico culo!

L’unico dubbio per costui (ma non credo che la cosa gli toglierà sonno e appetito) sarà il non sapere sino in fondo se le sue conquiste e i suoi successi siano stati realmente meritati e se la sua intelligenza e preparazione siano vere o virtuali. Sarà questo il suo dubbio, il suo cruccio, la sua intima incertezza, il suo non dichiarato “tallone d’Achille”. Non saprà mai insomma se fu o meno vera gloria, sebbene certi che la sua risposta sarà senz’altro: “francamente me ne frego”!

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