ecco i dossier di Carloni, nuovo presidente dell’Authority portuale
ANCONA Cambia il presidente, ma le sfide restano le stesse. E con l’arrivo di Mirco Carloni al vertice dell’Autorità portuale del Mare Adriatico Centrale, lo scalo dorico attende di scoprire se cambierà anche l’approccio con cui sono stati finora affrontati i dossier principali dell’era Garofalo. A partire dalla partita più importante: il molo Clementino. Il discusso terminal crociere al porto antico che ha saputo perfino spaccare in due una maggioranza finora compatta come quella di centrodestra che governa Ancona. Sono ancora ben impresse nella memoria le scintille tra il sindaco Daniele Silvetti (Forza Italia) e l’onorevole Carlo Ciccioli (Fratelli d’Italia) sul banchinamento grandi navi.

I rapporti
Garofalo ha sempre rispettato le perplessità del sindaco, senza mai però accennare il minimo tentennamento rispetto alla prosecuzione di un iter che era partito ben prima del suo insediamento, nel 2022. Ma che sotto la sua guida ha visto una brusca accelerata. Troppo importanti gli interessi in gioco (Msc, in lizza per la gestione del terminal, ha minacciato di abbandonare Ancona senza quest’opera) per cedere alle rivendicazioni di comitati e politica locale, spaventati sia dall’impatto sull’ambiente dell’infrastruttura che dal rischio che il porto antico torni ad essere precluso alla città. Per Garofalo, le rassicurazioni erano tutte contenute nel dossier inviato al Ministero dell’Ambiente, che però si è dimostrato (assieme al dicastero della Cultura) molto critico rispetto al progetto, almeno per come è stato presentato. Tanto da chiedere una mole di integrazioni che ha obbligato l’Authority a chiedere un differimento dei termini fino a settembre 2026. E Carloni? L’iter ormai è partito, sono stata spese diverse centinaia di migliaia di euro e sarebbe difficile immaginare un brusco dietrofront. Però bisognerà capire quale sarà l’impronta del neo presidente sul progetto, che proprio nei suoi primi mesi di leadership dovrà essere riplasmato per rispondere alle indicazioni fornite dai dicasteri romani. Ci sono poi altre partite ancora da giocare che non rivestono secondaria importanza. Prima tra tutte, quella dei 101 milioni di euro del Ministero delle Infrastrutture che l’Authority s’è fatta soffiare perché non è stata capace di spenderli nei termini previsti. Non c’erano soltanto i 22 milioni per il molo Clementino, ma anche i 12 milioni per i dragaggi delle banchine dalla 19 alla 26 e gli 11 milioni per la demolizione parziale del molo Nord. Tutte opere fondamentali per lo sviluppo dei traffici commerciali dello scalo.
La fretta
I fondi dovrebbero tornare, a breve ci si aspetta il decreto. Ma il Ministero dell’Economia è stato chiaro: entro un anno dal rientro delle risorse, l’Autorità portuale dovrà aver almeno appaltato le opere, altrimenti perderà di nuovo le risorse. Carloni, insomma, dovrà dare quell’accelerata che il suo predecessore non è riuscito a imprimere a questi progetti. Il nuovo presidente dovrà anche sciogliere il nodo dello spostamento dei traghetti extra Schengen dall’attuale banchina 8 (sotto il Guasco) alle 19, 20 e 21, nella zona ex silos. Garofalo l’aveva promesso entro il 2026, poi nel 2027. Per ora, però, non c’è nemmeno il bando per l’affidamento in concessione delle banchine, su cui poi il concessionario dovrà eseguire maxi-lavori di adeguamento. E il sindaco Silvetti, da tempo sostenitore di questa iniziativa, difficilmente accetterà un altro ritardo, sperando di poter portare a casa questo traguardo prima delle elezioni amministrative del 2028. Poi ci sarebbe anche l’ex Tubimar. La demolizione dei capannoni danneggiati dallo spaventoso incendio del 2020 non è mai partita, bllocata per ora da un ricorso al Tar di una impresa che non ha vinto l’appalto. Servono più spazi per la nautica di lusso, e quell’area è stata promessa ai cantieri. Ma l’economia corre, più di quanto faccia la pachidermica burocrazia italiana. E in un Paese con 8mila chilometri di coste, è un attimo che gli imprenditori facciano i bagagli per trasferirsi verso lidi (scali, anzi) più prosperi. Qualcuno ci aveva già provato, ma era stato convinto a restare. Per adesso.




