Riduce a schiava sessuale la figlia della compagna da quando ha 5 anni, condannato a 21 anni

La vittima aveva appena 5 anni quando quell’uomo è entrato nella sua vita. E l’ha trasformata in un inferno durato due decenni, almeno secondo quanto ricostruito in tribunale ad Asti: la Corte d’assise, presieduta dal giudice Alberto Giannone, ha inflitto una condanna a 21 anni per Giacinto Sostero, cinquantenne astigiano, difeso dall’avvocato Marco Borio.
I magistrati lo hanno condannato per i reati di maltrattamenti in famiglia, detenzione di materiale pedopornografico e riduzione in schiavitù sessuale, reato che ha assorbito anche le violenze sessuali contestate dalla pm Manuela Pedrotta della Dda di Torino, che aveva chiesto una pena di 20 anni.
«Ci siamo trovati ad esaminare fatti gravissimi per molti aspetti – ha sottolineato la pm durante la sua requisitoria – Ancora in aula, l’imputato ha mantenuto un atteggiamento di disprezzo verso le persone offese». A partire da quella ragazzina, oggi donna di 27 anni, che non se l’è sentita di costituirsi parte civile: durante la sua testimonianza ha spiegato che voleva lasciarsi alle spalle l’incubo che aveva subito dal 2002 in avanti.
Nella sua lunga e dettagliata requisitoria, Pedrotta ha ripercorso le tappe della vita tormentata della donna: l’affidamento a un’altra famiglia, il ritorno con la madre, l’arrivo nella sua vita di Giacinto Sostero, dipinto come «un predatore sessuale, manipolatore, bugiardo». «Era un topo che ti gratta il cervello» lo aveva descritto uno dei testimoni confermando quello che la vittima aveva confidato a una famiglia di venditori di mobili, conosciuti durante un acquisto.
Le indagini erano partite da lì e avevano ricostruito le molestie iniziate quando la vittima era solo una bimba, con la costruzione di una gabbia esistenziale priva di amici, telefono, distrazioni. Il risultato era una versione horror della fiaba di Cenerentola, visto che la ragazzina era costretta anche a pulire il pavimento in ginocchio per non comprare un mocio: «Dall’età di cinque anni Sostero ha costretto la figlia della sua convivente, vittima di continui maltrattamenti, a compiere atti sessuali» si legge negli atti. È ancora: «La costringeva a fare degli spogliarelli, le faceva indossare vestiti attillati, la picchiava con una racchetta da tennis e la chiudeva in camera al buio, senza mangiare e bere». E infine voleva metterla incinta perché «la considerava la sua nuova compagna, minacciandola di morte perché non raccontasse a nessuno quello che succedeva».
Tutto questo è stato possibile anche a causa del difficile rapporto con la madre, impaurita dal compagno e costretta a tacere. Lo aveva ammessa lei stessa in tribunale: «Non so come farmi perdonare. Ero terrorizzata da quell’uomo. Non mi sono accorta di quello che faceva a mia figlia quando non ero in casa».
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