Penny Italia rilancia: 15 nuove aperture all’anno e 200 milioni di investimento entro il 2028
Per lungo tempo l’Italia non ha rappresentato un mercato facile per i discount, a differenza di quanto accade in molti altri paesi europei. Molto è però cambiato negli ultimi anni, anche a causa delle varie crisi che si sono succedute e di cui i consumatori continuano a subire le conseguenze. In questo scenario, Penny Italia rappresenta uno degli operatori più in forma, con un fatturato in crescita e un programma ambizioso che prevede una serie di nuove aperture e la modernizzazione dei punti vendita esistenti.
“Nel 2025 il nostro fatturato è stato pari a circa 1,7 miliardi di euro, e vogliamo arrivare a 2 miliardi nel giro di pochi anni. È un obiettivo ambizioso, ma le premesse ci sono tutte: basti pensare che, nell’ultimo anno, siamo cresciuti più della media del canale discount”. A parlare è il nuovo amministratore delegato, il tedesco Arnd Riehl, che porta con sé oltre trent’anni di esperienza internazionale tra Europa e Cina. La crescita di Penny Italia si manifesta anche nel piano industriale, che prevede di mantenere una media di 15 nuove aperture ogni anno, che vanno ad aggiungersi ai circa 460 punti vendita già operativi. “Ma nel frattempo siamo sempre aperti a eventuali attività legate a fusioni e acquisizioni (M&A) che potrebbero prospettarsi nel prossimo futuro”, specifica l’ad.

Arnd Riehl racconta nel dettaglio la visione di Penny Italia, che, pur rimanendo con le radici ben salde nel sistema discount, punta ad assumere un posizionamento ben preciso. “Stiamo portando avanti un concetto ibrido tra discount e supermercato, integrando in molti dei nostri negozi i reparti serviti, tra macelleria e gastronomia”, spiega Riehl. I freschi sono presenti in circa il 60% dei punti vendita, con una forte incidenza di frutta e verdura, e rappresentano il 40% del fatturato totale. “Abbiamo notato che questo modello, laddove implementato, sta riscuotendo un particolare successo, registrando una crescita a doppia cifra. Vogliamo continuare su questa strada, ma intendiamo rimanere un discount, senza cercare di diventare qualcos’altro”.
Il mercato italiano, del resto, fa storia a sé, e va quindi trattato in maniera specifica. “Qui da voi c’è una cultura del cibo estremamente diversa da quella tedesca”, sottolinea l’ad. “Come Penny Italia, la nostra priorità in tal senso è concentrarci sulla qualità dei prodotti, venendo incontro alle esigenze dei consumatori. Sempre proponendo un risparmio, perché questa è una caratteristica a cui non vogliamo né dobbiamo mai rinunciare”. È questo il motivo per cui l’azienda ha sviluppato una filiera fortemente nazionale: il 90% dei fornitori è italiano, e circa il 75% dei prodotti è Made in Italy.
Penny Italia mantiene forti legami con le Pmi locali, anche grazie a un programma strutturale come “Abbracciamo l’impresa italiana”. “Il programma è nato durante la Pandemia ed è pensato soprattutto per i prodotti a marchio del distributore”, spiega Riehl, specificando che è un modello già usato anche in altri Paesi. “Ci permette di mantenere una filiera corta e di avere un contatto diretto coi produttori, i quali, dal canto loro, hanno la possibilità di accedere ai canali della Gdo”.
E, nel contesto di una maggiore presenza sul territorio, Penny Italia punta a svilupparsi nel Centro-Sud, area in cui il formato-discount ha spesso trovato difficoltà, anche a causa di un’elevata presenza di esercizi locali nella grande distribuzione organizzata. “Quest’anno abbiamo aperto un nuovo negozio in Calabria, a Locri, e un altro a San Giovanni La Punta, nel Catanese. I mercati meridionali dove attualmente vediamo maggiori opportunità sono la Puglia e la Sicilia, ma anche il Lazio, nonostante sia un po’ più a Nord”, chiosa Riehl.
Nel 2026 l’azienda ha investito circa 70 milioni di euro (prevedendo di arrivare a 200 milioni complessivi entro il 2028) principalmente per nuove aperture, rinnovamento della rete e ammodernamento dei punti vendita, potenziando la sostenibilità e l’efficientamento energetico degli edifici. “Ci saranno anche delle chiusure, ma – considerando le aperture di nuovi negozi – il saldo rimarrà ampiamente positivo”, conclude Arnd Riehl.
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