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Liberati i due italiani della Flotilla arrestati in Libia: svolta dopo un mese di carcere

Dopo quasi un mese di carcere in Libia sono tornati liberi gli attivisti della Flotilla di terra arrestati lo scorso maggio al valico di Sirte, Domenico Centrone, 33enne di Molfetta, e Dina Alberizia, sessantasettenne di origini foggiane e residente in Piemonte. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Facevano parte della delegazione che è andata a trattare al valico per chiedere il passaggio della carovana, composta da camper e mezzi, che ha attraversato il Nord Africa prima di interrompere il passaggio per impossibilità di proseguire. In queste settimane la mobilitazione da parte degli attivisti c’è stata ma non tanto quanto ci si sarebbe aspettato e sicuramente non tanto quanto è accaduto quando gli attivisti sono stati arrestati da Israele. Per altro per un periodo più corto. La Farnesina, invece, non ha risparmiato le forze e si è mossa nell’ombra per raggiungere il risultato desiderato, frutto di trattative silenziose e di dialoghi diplomatici con la Libia.

“Sono felice di poter annunciare la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Flotilla, che erano detenuti da un mese in Libia”. Con loro, “è stato affidato al nostro console a Bengasi anche Matias Alvarez Rodriguez, uruguaiano con cittadinanza italiana, che abbiamo seguito e assistito in questi giorni”. Tajani ha ricordato “l’intenso lavoro diplomatico, in coordinamento tra il ministero degli Esteri e palazzo Chigi”. Gli attivisti rientreranno a casa nelle prossime ore. “Da 30 giorni aspettavamo questo momento, siamo felicissimi”, ha commentato Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla, di cui fa parte anche il convoglio di terra.

“Per noi è un momento molto importante perché domani sarebbe stato un mese esatto della detenzione in Libia scattata il 24 maggio, non vediamo l’ora di poterli riabbracciare, ci sarà poi il tempo dell’analisi di quello che è accaduto”, ha proseguito Delia. Quel giorno, oltre all’arresto degli attivisti della delegazione, ci fu anche quello che i presenti nell’accampamento definiscono un assalto: “Abbiamo visto arrivare delle camionette nere di militari. Erano tutti a volto coperto. Tutti si sono rifugiati nella vicina moschea, è scoppiato il caos e l’edificio è stato sgomberato col gas”.

Una parte degli attivisti riuscì a lasciare il Paese, mentre altri 10, tra cui i due connazionali, erano stati stati fermati con l’accusa di “ingresso illegale” per aver attraversato la regione senza l’autorizzazione di Bengasi.


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