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Commissione UE incontra delegati talebani: polemiche sui rimpatri

Ha suscitato non poco clamore la decisione della Commissione europea di invitare a Bruxelles una delegazione afghana in rappresentanza del regime talebano. Alcune organizzazioni non governative hanno criticato la scelta. L’incontro di oggi a livello tecnico è stato incentrato sul rimpatrio di cittadini afghani, e nei fatti conferma il controverso giro di vite che i Ventisette stanno imprimendo alle politiche migratorie dell’Unione europea.

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«Invitare i talebani a colloquio sul territorio europeo – ha affermato Alexis Deswaef, presidente della Federazione internazionale per i diritti umani – conferisce una forma di legittimità politica a un regime anti-democratico responsabile di persecuzioni basate sul genere e di altre gravi violazioni dei diritti umani ai sensi del diritto internazionale. Impegnandosi in tali discussioni, l’Unione europea (…) sta compromettendo i propri impegni al rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto».

In un punto stampa quotidiano qui a Bruxelles, il portavoce della Commissione europea Markus Lammert ha spiegato che l’iniziativa giunge dopo che 20 Paesi membri (tra cui l’Italia) hanno scritto nei mesi scorsi all’esecutivo comunitario per chiedere all’Unione europea di coordinare i colloqui con il regime talebano. L’obiettivo, ha precisato, è di facilitare il rimpatrio di persone responsabili di «reati gravi» o che rappresentano «una minaccia per la sicurezza» dei Paesi membri.

Dopo l’incontro, lo stesso portavoce comunitario si è limitato a spiegare che alle discussioni hanno partecipato anche 15 Paesi membri (l’Italia non ha precisato se fosse stata presente o meno). Secondo le informazioni raccolte dalla stampa belga, la diplomazia belga ha concesso alla delegazione di cinque persone un visto di un giorno da utilizzare esclusivamente in Belgio (escludendo il resto della Zona Schengen). Tra i delegati anche il portavoce del ministero degli Esteri afghano, Abdul Qahar Balkhi.

La vicenda è controversa per numerosi motivi. Da un lato, l’Afghanistan è un Paese difficile da ritenere sicuro, anche perché in mano a un regime pericolosamente reazionario. Dall’altro, la scelta europea di negoziare con i talebani l’eventuale espulsione di cittadini afghani giunge mentre l’Unione europea ha appena approvato misure restrittive sul fronte migratorio, tra cui zone di parcheggio in Paesi terzi dove sistemare immigrati clandestini da rimpatriare.


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