Lazio

scatta lo stop, comitati all’assedio di Santa Palomba

Il sottosuolo di Roma torna a dettare l’agenda politica e infrastrutturale della Capitale, trasformando un normale saggio di scavo nell’ennesimo capitolo di una guerra sociale che dura da anni.

Durante le attività preliminari nel maxi-cantiere di Santa Palomba, il quadrante prescelto dalla giunta capitolina per ospitare il futuro e contestatissimo termovalorizzatore di Roma, gli operai si sono imbattuti in un pezzo di storia: un tratto intatto di strada basolata di epoca romana.

La scoperta, avvenuta lo scorso mercoledì 10 giugno, ha fatto scattare l’immediato stop ai bulldozer.

I tecnici della Soprintendenza Archeologica hanno già effettuato i primi sopralluoghi d’urgenza per censire il manufatto e valutarne l’estensione.

Nel frattempo, per evitare danni irreversibili, il Comune di Roma si è visto costretto a disporre la sospensione temporanea delle attività nell’area del ritrovamento.

Anche se dal Campidoglio minimizzano, parlando di una porzione limitata e periferica del lotto, la notizia ha ridato un’inaspettata energia ai movimenti d’opposizione.

La Mappa del Ritrovamento e la Strategia dei Comitati

Per le associazioni, i cittadini e l’Unione dei comitati contro l’inceneritore, la via romana non è un semplice imprevisto burocratico, ma un’arma politico-giudiziaria per bloccare definitivamente l’intera opera.

La richiesta dei residenti è radicale: l’accertamento archeologico non deve limitarsi alla singola trincea dove sono emersi i basoli, ma deve trasformarsi in una campagna di scavo estesa a tappeto.

I comitati sostengono che l’intera area di Santa Palomba sia un immenso scrigno di testimonianze storiche sotterranee e che l’apertura di un simile cantiere industriale rischi di distruggere per sempre il patrimonio archeologico dell’agro romano.

Domani il Presidio dei Cittadini all’Alba

La mobilitazione generale è fissata per le prime luci dell’alba di domani, lunedì 15 giugno. Gli attivisti hanno organizzato un presidio permanente davanti ai cancelli d’ingresso del cantiere di Santa Palomba.

L’obiettivo dichiarato è quello di fare da “scudo umano” e vigilare in prima persona: i comitati vogliono assicurarsi che le ruspe restino effettivamente spente e che le ditte appaltatrici rispettino al millimetro l’ordinanza di sospensione emanata dal Comune, in attesa del verdetto definitivo dei tecnici del Ministero della Cultura.

Una Battaglia Lunga Anni

La vicenda si inserisce nel solco di una delle pianificazioni urbanistiche più tormentate degli ultimi decenni.

Da un lato il sindaco Roberto Gualtieri e il Campidoglio considerano il termovalorizzatore l’infrastruttura strategica e insostituibile per chiudere definitivamente il ciclo dei rifiuti di Roma, eliminando i costosi viaggi verso i termovalorizzatori del Nord Italia e dell’estero.

Dall’altro la piazza rivendica la tutela della salute, dell’ambiente e, da oggi, della storia.

Se i basoli romani rappresentino un vicolo cieco o il binario morto per il progetto dei rifiuti lo deciderà la Soprintendenza, ma la tensione alle porte di Roma è già tornata alle stelle.

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