Calabria

“Nuovi Narcos” della Piana di Gioia Tauro, rese definitive 14 condanne I NOMI

Si chiude con una sostanziale conferma della tesi della Procura antimafia il processo in abbreviato nato dall’inchiesta “Nuova narcos europea”. Nella sentenza pronunciata dalla Cassazione sono stati infatti rigettati tutti i ricorsi, tranne due, quelli di Fabio Cioni (avv. Dario Bicchieri) e Simone Ficarra (avv. Giacomo Iaria e Luigi Romeo) le cui posizioni tornano in appello solo per la riquantificazione della pena. Per il resto, i giudici hanno reso definitive le condanne di Massimo Antonini a 9 anni e otto mesi, Girolamo Fazzari a 8 anni e sei mesi, Giuseppe Condello a 19 anni e otto mesi, Mario Billi a 9 anni, Antonio Campanella a 5 anni e quattro mesi, Michele Condello a 4 anni e otto mesi, Salvatore Cosoleto a 2 anni, Domenico Ficarra a 3 anni e sei mesi, Emanuele Fonti a 12 anni e quattro mesi, Domenico Pisano a 4 anni, Letterio De Pasquale a 4 anni e otto mesi, Domenico Iaropoli a 12 anni e quattro mesi e di Giacomo Previte a 16 anni e due mesi.
Sono diversi gli imputati giudicati in abbreviato dal gup di Reggio Calabria che avevano rinunciato all’appello. Tra questi Rocco Molè, condannato a 20 anni in primo grado, e Antonino Pesce, a 6 anni e otto mesi. In virtù della legge Cartabia, infatti, gli imputati che rinunciano all’appello hanno diritto a uno sconto di un sesto sulla condanna di primo grado.

L’inchiesta “Nuova narcos europea” era partita dalla scoperta di 537 chili di cocaina purissima in contrada Sovereto a Gioia Tauro. Quella mattina del 28 marzo del 2020, gli uomini della questura di Reggio Calabria arrestarono Rocco Molè, 25enne figlio del boss ergastolano Girolamo “Mommo” Molè. Nel novembre 2021 scattarono gli di 36 persone, 31 in carcere e 5 ai domiciliari.

“Nuova narcos europea” rappresenta lo sviluppo dell’operazione “Handover”, condotta dalla squadra mobile sotto le direttive della Procura antimafia, che il 21 aprile del 2021 era culminata nell’arresto di 53 indagati, a vario titolo, per associazione mafiosa, traffico e cessione di stupefacenti. Gli investigatori riuscirono a sequestrare, nel corso dell’inchiesta contro la cosca Molè, numerosi carichi di cocaina, soprattutto nei porti di Gioia Tauro e Livorno. Secondo la Dda, la cosca della città del porto era riuscita ad allearsi con i cartelli internazionali della droga non solo per comprare di ingenti quantitativi di cocaina, ma anche per il successivo recupero in mare dello stupefacente e per la commercializzazione. Nel 2019, fu scoperta la presenza in Italia di quattro peruviani e un colombiano, assoldati e ospitati a Gioia Tauro con funzione di chimici e tre esperti palombari fatti giungere nella Piana per il recupero dello stupefacente in alto mare, in modo da ridurre i rischi connessi all’arrivo dei carichi di droga nel porto.


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