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Sinner e l’Inter fanno festa. Il Napoli va in Europa, la Juve a catafascio

Dov’è la festa? Di qua, o di là? Su o giù? Anche uno scatenato come Jovanotti non saprebbe più dove andare. Tra Roma e Milano, in questa domenica di infinita allegria, ballano due Italie in festa. Festa di gioia pura, per una volta senza la zavorra dei cattivi pensieri.

C’è la festa interista, che dallo stadio di San Siro, accompagnata da 300mila tifosi in deliro, si è spostata in pullman a piazza Duomo per celebrare il 21° scudetto e la 10°Coppa Italia, e quella del Foro italico che finalmente, dopo mezzo secolo, con la benedizione del presidente Mattarella, può stringersi intorno a un ragazzo dai capelli rossi che solleva il trofeo nel singolare maschile.

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E anche il grande Adriano Panatta, che nel 1976 ci regalò quella storica emozione, ora può finalmente rilassarsi. Almeno questa domanda, di chi verrà dopo di lui, non gliela faremo più. Certo poi Adriano vinse anche a Parigi, facendo la doppietta, come quest’anno l’Inter con il suo “doblete”, ma insomma non si può avere tutto: teniamoci un po’ di felicità anche per il futuro, soprattutto di questi tempi incerti dove non sempre brillano le stelle.

Lautaro vero leader

Mentre l’Inter, dopo il non memorabile ’1-1 con il Verona, alza la coppa con Lautaro, vero leader oltre che vero bomber dei nerazzurri, a tener banco è quello che succede dietro ai poveri inseguitori della Beneamata, costretti all’ora di pranzo a far gli straordinari per trovare, costi quel che costi, un bonus per la Champions, ultimo rifugio conosciuto per chi, avendo perso l’obiettivo più importante, deve salvare faccia e bilanci, ingaggi e miraggi di un calcio sempre più isterico e periferico. Una cosa è certa: che per avere la sentenza definitiva, bisognerà aspettare altri novanta minuti. Come una volta quando si stava fino all’ultimo secondo con le radioline attaccate alle orecchie.

Da chi cominciamo? Dal Napoli di Conte che maramaldeggiando (3-0) sul povero Pisa, si è definitivamente tolto dalla bagarre. Sì, il Napoli andrà di sicuro in Europa. Tutto bene, quindi? Mica tanto, sarebbe troppo facile. Dopo la qualificazione assicurata, Conte ha già assunto quell’aria d’addio che, in queste situazioni come una divisa d’ordinanza tira fuori dall’armadio. Antonio fa capire che una decisione è già stata presa ma “per non mancare di rispetto “al presidente De Laurentiis preferisce esprimersi a fine campionato. Insomma, c’è aria di smobilitazione anche se con Conte tutto può sempre succedere. È il lato oscuro di Conte, sai in anticipo che prima o poi ti mollerà. Come il suo amico Lukuku, forse è per questo che si capiscono così bene.


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