Sir Sicoma Monini, Colaci e un’uscita di scena d’autore: «Sempre sognato un finale di carriera così»

di Carlo Forciniti
Il finale perfetto. Degno di quanto seminato in vent’anni mal contati di una carriera leggendaria. Massimo Colaci si congeda dalla pallavolo giocata con un’uscita di scena in grande stile. Da Oscar. Senza colpi di teatro, quelli non appartengono al personaggio. Ma comunque da attore consumato.
Solo che nello sport non c’è una sceneggiatura chiara. Definita. Confezionata. Prima dei titoli di coda, non si sa mai cosa possa succedere. A Colaci da Gagliano del Capo, Puglia, una cosa è però accaduta spesso da quando ha cominciato a recitare nei campi della massima serie: vincere. In Italia. In Europa. Nel mondo. Le nove stagioni spese in maglia Sir hanno dato una corposa sostanza alla leggenda e arricchito un palmares che prima dell’irripetibile esperienza con la Sir era già di tutto rispetto. L’ex Trento è l’unico Block Devil ad aver vinto tutti i trofei di Perugia: diciannove. Un totem. Un leader. Un riferimento. Un giocatore che ha segnato e segnerà un’era. Con sobrietà. Da riferimento della seconda linea e dello spogliatoio. Da capo branco silenzioso ma insostituibile. Con quella innata qualità di saper sempre mettere nella giusta prospettiva sia le sconfitte più dolorose che i successi più appaganti.
Finale perfetto L’ultimo, la seconda Champions League di fila conquistata a Torino a spese dello Zawiercie, avrà sempre un ricordo speciale per Colaci – eletto Mvp della Final Four e miglior libero della manifestazione -. Perché è la sublimazione ultima, definitiva, di un percorso che ha pochi eguali negli sport di squadra. E che addolcisce un addio d’autore che non lascia spazio alla malinconia. «No, non mi viene voglia di continuare dopo una vittoria così. Ormai è tardi. Speravo – confida il libero classe 1985 – di chiudere al top ed è successo. Sono stra felice. Voglio godermi ogni momento. Nella mia testa ci sono ancora vent’anni di pallavolo ma bisogna essere consapevoli che gli anni passano. A un certo punto ho anche pensato di fare un anno da secondo ma non è nella mia indole, non ce l’avrei fatta» – racconta -. Insieme alla società abbiamo preso la decisione di proseguire insieme (Colaci farà il direttore tecnico, ndr), sono felice di continuare a far parte di questo fantastico club».
Viaggio incredibile Che a Torino ha alzato al cielo la seconda Champions League di fila. Dopo un primo set molto equilibrato, Perugia ha dominato i due parziali successivi. Per il numero 13, proprio il provvisorio 1-0 è stata la chiave del trionfo. «La capacità di rimanere attaccati ad ogni set, ad ogni palla, si è rivelata la qualità migliore di tutta la nostra stagione. Abbiamo fatto uno step mentale importantissimo. Non era semplice vincere quel primo set, siamo stati bravi a continuare a fare il nostro gioco anche quando lo Zawiercie è andato sopra nel punteggio. Definire la carriera con un aggettivo? Ah, non saprei. Faccio un po’ di fatica a sceglierne uno. Posso solo dire che speravo di mettere al collo delle medaglie ma mai avrei immaginato di metterne al collo così tante. Ringrazio tutte le persone che ho incontrato durante il viaggio. È stato incredibile». Come il finale. Perfetto. Il coronamento ideale di una carriera con pochi eguali. Non soltanto nella pallavolo.
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