Trentino Alto Adige/Suedtirol

Laives, donne in sella per conquistare autonomia e libertà – Laives



LAIVES. L’emancipazione femminile corre (anche) sulle ruote della bici. Si è concluso ieri a Laives, con il dono di cinque bike sistemate nell’officina della Casa Circondariale di Bolzano, il progetto Re-Start organizzato dalla cooperativa sociale Savera con il prezioso contributo del Fondo sociale europeo. In prima fila, orgogliose del risultato raggiunto, c’erano donne di diverse etnie (ghanesi, albanesi e pakistane) che a dispetto della giovane età non avevano mai preso in mano una bicicletta o ci avevano provato con risultati modesti e avevano bisogno di un corso per recuperare autonomia e sicurezza.

«Si tratta di donne – spiega Karin Girotto, coordinatrice del progetto e sociologa – che escono di casa per portare i figli a scuola o per fare la spesa, ma raramente riescono a dedicare del tempo a sé stesse. Questa è stata l’occasione giusta per trovarsi una, due volte a settimana – con l’aiuto dell’istruttore Paolo Attanasio – almeno per un paio d’ore. A loro ho detto che finché pedalano non cadono: questa sfida la devono affrontare ogni giorno anche nella loro vita». Un grazie va anche all’assessore Paolo Zenorini che ha concesso l’uso del piazzale per le lezioni. Le bici, del resto, sono una parte importante della cultura altoatesina. Basti pensare alla rete di piste ciclabili che supera i 600 chilometri di percorsi a fondo valle e al fatto che nove residenti su dieci possiedono una bici. Soprattutto nel mondo islamico, invece, c’è chi disapprova l’uso delle due ruote per le donne perché conferisce alle ragazze troppa indipendenza. Come per il nuoto e altri sport, le giovani mamme che provengono da questi Paesi spesso non sanno nemmeno tenersi in equilibrio. Ecco allora che la cooperativa sociale Savera, guidata dalla direttrice slovena Mirjana Starc, ha deciso di colmare questa lacuna.

Del resto tra gli obiettivi del progetto Re-Start c’è proprio quello di imparare a muoversi in città in autonomia, meglio se in sella a una bicicletta. Parallelamente questi appuntamenti significano anche ritrovare fiducia in sé stessi attraverso attività sportive e ricreative. Perché partecipare è così importante per queste cittadine con background migratorio? Perché si tratta di un’opportunità per riscoprire la propria forza interiore, per valorizzare le proprie capacità, per costruire un futuro migliore in ambito familiare e per frequentare un gruppo di ascolto dove condividere le proprie esperienze e conoscere persone. Tra le proposte, con il sostegno del Distretto, c’è anche l’arte-terapia. «Al primo ciclo di questo corso – prosegue la coordinatrice Karin Girotto – abbiamo registrato il tutto esaurito. Si tratta di una preziosa opportunità per raccontare il proprio vissuto, per tirare fuori le emozioni». Si parla della vita, prima e dopo l’arrivo in Italia.

«Si tratta di momenti molto intensi: si piange e si ride, escono piano piano i ricordi e per molte donne e madri è un po’ come andare sulle montagne russe». Le nuove cittadine, una quindicina in tutto, vivono tra Laives, Bronzolo, San Giacomo e Pineta e vengono dalle realtà più disparate. «Del nostro gruppo fanno parte anche giovani donne marocchine, irakene ma anche afghane. Si tratta di mondi e realtà che si incrociano e vengono in contatto. La sola possibilità di scambiarsi esperienze crea un circolo virtuoso». L’invito, dunque, per tutte è quello di mettere la testa fuori per emanciparsi e conquistare, passo per passo, un pezzetto di autonomia in più.




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