Umbria

A rischio le realtà umbre


Un regolamento regionale che dovrebbe disciplinare gli aspetti igienico-sanitari del settore delle onoranze funebri ma che, per come è impostato, rischia di stravolgere l’intero comparto umbro.

É quanto denunciato da Anifa, l’associazione nazionale imprese funebri artigiane che rappresenta le piccole e medie imprese funebri in Italia che contesta quanto inserito all’interno del regolamento regionale, attualmente in discussione.

L’associazione contesta soprattutto alcuni punti inseriti nel provvedimento, fra i quali i requisiti strutturali (numero minimo di lavoratori nelle singole imprese funebri) e la formazione dei lavoratori (che, secondo l’associazione, non terrebbe conto delle diverse mansioni e qualifiche all’interno dell’impresa) oltre che la creazione di un elenco regionale delle imprese funebri (nonostante le imprese sono già iscritte agli elenchi della Camera di Commercio) raddoppiando, così, un elenco già esistente per legge.

Secondo Anifa le scelte insetti nel regolamento non avrebbero “nulla a che vedere con gli aspetti igienico-sanitari” e lo definisce un “atto politico mascherato da norma sanitaria”.

Come spiega Paolo Rullo, segretario di Anifa: “Tempo fa ci hanno contattato alcune imprese funebri umbre per farci sapere che era in fase di discussione questo regolamento attuativo della legge regionale sulle attività funebri. La Regione, per quanto riguarda l’attività funebre, interviene in merito all’aspetto igienico-sanitario. In questo regolamento sono stati introdotti dei requisiti strutturali che le imprese dovrebbero adottare per poter lavorare e che aumenterebbero, così, i costi”.

Secondo Rullo, attraverso questo regolamento “La Regione darebbe indicazioni su come un’impresa funebre deve organizzarsi, ma questo esula dall’aspetto prettamente igienico-sanitario. Abbiamo partecipato a una riunione il 21 aprile in cui abbiamo evidenziato le nostre perplessità. Per quanto riguarda l’introduzione di una formazione per prevenire il rischio igienico-sanitario noi siamo d’accordo, ma contestiamo il fatto di non aver fatto una distinzione di mansioni fra lavoratori e dipendenti che svolgono attività diverse e che, quindi, hanno bisogno di una formazione diversa”.

L’associazione chiede quindi alla Regione Umbria di fermarsi e rivedere il provvedimento: “È necessario riportare il regolamento nel suo ambito naturale, evitando forzature che rischiano di compromettere un intero settore e danneggiare le comunità locali”.

 


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