Cultura

A Light So Dim: Ultimi bagliori per sopravvivere :: Le Recensioni di OndaRock

Gli Ultha, da Colonia, sono considerati da tempo tra i migliori interpreti di quella corrente black metal filosofica legata al pensiero più nichilista (un motto come you exist for nothing non credo abbia bisogno di ulteriori spiegazioni). Questo approccio esistenzialista è stato tradotto in musica con ottimi risultati, specialmente nei recenti “The Inextricable Wandering” (2018) e “All That Has Never Been True” (2022), quest’ultimo ormai da considerare come uno dei vertici all’interno del movimento estremo, almeno nel corso di questa decade.

Il nuovo “A Light So Dim” offre un barlume di speranza. La domanda posta in partenza è questa: dove vai quando hai perso tutto? Accetti la sconfitta e muori oppure ti rialzi e cominci a combattere? Esiste quindi uno spiraglio di luce nei momenti più cupi, una sorta di chiamata alle armi per l’io interiore, affinché l’individuo possa trovare un senso per sopravvivere in un mondo completamente alla deriva.
Il viaggio è comunque oscuro, doloroso e claustrofobico come sempre, soprattutto quando la band imbocca le strade più tortuose: il caso di “Her Still Singing Limbs”, quasi undici minuti di amarezza tradotta in musica, tra neri arrangiamenti al limite del post-punk e uno screaming realmente disperato (“Time swallows children whole and tomorrow is not our friend, does the darkness have a tongue and face to kiss the bitter end?”). Inoltre, l’utilizzo delle tastiere riesce a donare un tocco spettrale al tutto, mentre il brano si trascina via dentro un tunnel che diventa sempre più stretto e torbido. La successiva “What’s Yours Is Yours To Carry” mostra invece un lato gotico-tribale davvero suggestivo, grazie alla voce femminile di Pardis Latifi dei concittadini Daevar: ancora una volta, il quintetto teutonico allarga con successo i propri orizzonti sonori, in questo caso flirtando sia con il post-metal che con le derive più sperimentali del doom.

La durata esagerata del lavoro (settantaquattro minuti) non ci deve spaventare, anche perché ogni pezzo qui presente si differenzia non poco dagli altri in scaletta: a tal proposito, è importante segnalare l’eccelsa “Sister Faith & Sister Chance” (un passaggio che potrebbe mettere d’accordo sia un fan dei Tiamat che uno dei The Ruins Of Beverast), così come le conclusive “The Quiet Current” (praticamente una moderna composizione gothic-metal) e “To Part The Abelia Springs” (il brano ospita il Chor Der Damen Ohne Namen, un coro di Colonia composto da quaranta donne), tutti esempi che testimoniano la grande creatività di una band che non sembra disposta ad accontentarsi.
L’ascolto di “A Light So Dim” non solo è fortemente consigliato, ma diventa quasi fondamentale per comprendere e apprezzare appieno le infinite potenzialità del metal estremo, di cui gli Ultha rappresentano una delle tante estensioni. Un tentacolo che guarda oltre.

03/05/2026




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