Scienza e tecnologia

Google Search al massimo storico nel Q1 2026: i risultati Alphabet

C’è chi sostiene che l’intelligenza artificiale stia cannibalizzando Google Search, portando gli utenti a cercare risposte direttamente sui chatbot invece che sul motore di ricerca. I numeri del primo trimestre 2026 raccontano però una storia diversa, almeno per ora: le query su Google Search hanno raggiunto il massimo storico di sempre, stando a quanto dichiarato dal CEO Sundar Pichai nel report trimestrale dell’azienda.

La strategia di Google che ha trasformato sé stesso, pur di non dare spazio alla concorrenza, sembra insomma aver funzionato alla grande per ora. Pensateci bene: milioni, se non miliardi di persone, erano già abituate ad usare ogni giorno Google per ottenere una risposta alle loro domande tramite i 10 link blu dei risultati di ricerca, ovvero i siti web più pertinenti.

Con l’avvento dei chatbot IA però, l’ago della bilancia stava inziando a spostarsi, perché le risposte date dall’intelligenza artificiale sono spesso più rapide e sul pezzo di una ricerca “manuale”, e la “pigrizia”, si sa, vince sempre.

E allora ecco che Google, il motore di ricerca, è diventato sempre più un chatbot IA esso stesso, e logicamente la gente ha continuato a usarlo come aveva sempre fatto, con buona pace del web sottostante che è praticamente scomparso dall’equazione.

Sul fronte economico, Alphabet ha chiuso il trimestre con 109,9 miliardi di dollari di ricavi consolidati, in crescita del 22% rispetto allo stesso periodo del 2025. I ricavi di Google Services sono saliti del 16%, mentre Google Cloud ha registrato un aumento del 63% anno su anno, arrivando a 20 miliardi di dollari: un dato che conferma quanto il mercato dell’AI stia alimentando la domanda di infrastrutture cloud.

Pichai ha anche sottolineato che il primo trimestre 2026 è stato il migliore di sempre per gli abbonamenti AI consumer, trainati principalmente dall’app Gemini. Alphabet ha superato quota 350 milioni di abbonamenti a pagamento in totale, con YouTube e Google One come principali motori di crescita. Un numero che include servizi molto diversi tra loro, ma che segnala comunque una capacità di monetizzazione diretta degli utenti che Google non aveva mai raggiunto a questi livelli.

Dobbiamo quindi davvero ricordare che proprio queste decisioni hanno messo sotto pressione il traffico verso i siti web? Probabilmente no, ma ci piace farlo lo stesso, perché quando c’è una grande rivoluzione in molti si scordano quali sono le spalle su cui ha gravato, e il successo di Alphabet e le difficoltà dell’ecosistema web sono in buona parte due facce della stessa medaglia.


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