Salute

Turiste comprano tutti gli astici del ristorante e corrono a liberarli in mare, la rabbia degli esperti: “Si distrugge l’ecosistema”. Rischiano fino a 3 anni di carcere

Un gesto nato dall’empatia, dettato dal desiderio di sottrarre esseri viventi al bancone di una cucina, che si è trasformato, a insaputa delle protagoniste, in un grave rischio per la biodiversità del Mediterraneo. È l’epilogo agrodolce del fuoriprogramma andato in scena domenica scorsa a Pompei, dove due turiste statunitensi, madre e figlia arrivate dal Texas, hanno deciso di acquistare tutti gli astici presenti nell’acquario del ristorante “Mercato Pompeiano” per restituirli al mare.

Secondo quanto ricostruito dai titolari del locale, le due donne si sono fermate a lungo a osservare i crostacei nella vasca adiacente al loro tavolo durante il pranzo. Da lì è maturata l’idea di comprare l’intero lotto per evitare agli animali di finire nel menù. La scena ha catturato l’attenzione del personale e dei clienti: è stata la figlia stessa, utilizzando il retino solitamente impiegato dai camerieri, a pescare uno per uno gli astici dall’acquario per trasferirli in contenitori idonei al trasporto.

Armate di una bacinella piena di crostacei, le due turiste hanno poi preso un taxi, facendosi accompagnare sulla vicina spiaggia di Castellammare di Stabia. Sotto il sole campano, la figlia ha liberato la decina di esemplari nelle acque del Tirreno, assicurandosi che prendessero il largo, mentre la madre riprendeva l’intera sequenza con lo smartphone. “Vogliamo portare a casa negli Usa il ricordo di questo avvenimento. È stato bello, siamo felici”, ha dichiarato la donna nel video diventato poi virale. “Abbiamo regalato loro una ultima possibilità”. A suggellare l’operazione, un messaggio in inglese inviato al proprietario del ristorante: “Grazie per avercelo permesso, se anche vivranno qualche giorno in più ne è valsa la pena. Mia mamma avrebbe sempre voluto farlo quando abbiamo visto le aragoste nei ristoranti, ma non è stato mai possibile”.

Se sui social una parte degli utenti ha lodato l’iniziativa definendola commovente e simbolica, la comunità scientifica e i divulgatori di biologia marina sono immediatamente intervenuti per denunciare i gravissimi contorni dell’accaduto. Il rilascio di animali allevati o mantenuti in cattività per uso alimentare all’interno di ecosistemi aperti non può mai essere improvvisato, e in questo caso specifico rappresenta una vera e propria minaccia. Il problema centrale riguarda la provenienza degli animali. Gli astici venduti nei ristoranti italiani sono quasi sempre esemplari della specie Homarus americanus (astice americano o canadese), originaria dell’Atlantico nordoccidentale. Dalle immagini diffuse, le tonalità brune del carapace dei crostacei liberati sembrano confermare l’appartenenza a questa specie, ben diversa dall’astice europeo, che si distingue per un colore blu molto intenso.

L’astice americano è a tutti gli effetti una “specie aliena” per il Mar Mediterraneo. Introdurlo nelle nostre acque significa alterare equilibri ambientali già estremamente fragili, con il rischio concreto che questi esemplari trasmettano malattie o parassiti letali alla fauna ittica autoctona. Inoltre, dal punto di vista del benessere animale, il gesto delle turiste si è rivelato probabilmente fatale per i crostacei stessi: passando dalle temperature controllate delle vasche di stoccaggio (spesso molto basse) alle acque decisamente più calde del Tirreno costiero, gli animali vanno quasi certamente incontro a un letale shock termico.

Oltre al danno biologico, il gesto spontaneo delle due turiste configura precise violazioni di legge. Il rilascio in natura di specie esotiche invasive è severamente vietato dal Regolamento europeo 1143/2014, normativa recepita anche dall’Italia, nata proprio per prevenire e mitigare gli effetti devastanti dell’introduzione, sia deliberata che accidentale, di specie non native. L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (Arpac) della Campania e il Ministero dell’Ambiente sono categorici al riguardo: qualsiasi immissione di fauna in natura deve essere preventivamente autorizzata dalle autorità competenti, e solo a valle di rigorosi studi sul rischio ecologico. L’azione compiuta a Castellammare di Stabia costituisce un reato contro la biodiversità, che l’ordinamento italiano punisce in maniera molto severa per danno ambientale: si rischia l’arresto fino a 3 anni e un’ammenda amministrativa e penale che spazia dai 10.000 ai 150.000 euro.


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