Economia

Robeco: Fed al limite – la Repubblica


Il conflitto in Medio Oriente ha aumentato in modo significativo l’incertezza sulle prospettive dei tassi d’interesse, come riconosciuto dalla Fed nella sua ultima riunione di metà marzo. Sebbene in precedenza fossero stati segnalati ulteriori tagli dei tassi, l’emergere di rischi al rialzo per l’inflazione ha costretto i policymakers a considerare anche uno scenario di rischio estremo che preveda tassi di riferimento più elevati.

Un momento degno di nota durante la conferenza stampa di marzo è stata l’enfasi posta dal presidente Powell sul ruolo degli investimenti nell’intelligenza artificiale nell’innalzare temporaneamente il tasso di interesse “neutrale”. In questo contesto, ha osservato che i tassi di riferimento sono ora “intorno al confine tra restrittivi e non”, aggiungendo che, “in assenza di ulteriori progressi sull’inflazione, i tagli dei tassi non sarebbero appropriati”. Detto questo, le proiezioni economiche aggiornate della Fed continuano a indicare tassi di riferimento più bassi nei prossimi due anni, con una proiezione media per il tasso d’interesse “neutrale” a lungo termine vicina al 3%.

Il nostro scenario centrale prevede ancora due tagli dei tassi nel corso dell’anno, sotto la guida del nuovo presidente della Fed Kevin Warsh. I principali rischi per questa visione sono una nuova escalation delle ostilità (e un conseguente rallentamento del calo dei prezzi del petrolio), nonché un potenziale rafforzamento del mercato del lavoro. Il nostro scenario di base, tuttavia, ipotizza rischi al rialzo per la disoccupazione, poiché le intenzioni di assunzione delle aziende rimangono modeste.

Appiattimento della curva in attenuazione

Abbiamo adottato una posizione più costruttiva sulla duration statunitense quando i rendimenti dei Treasury a 5 anni hanno superato il 4%. Da allora, i rendimenti sono tornati a circa il 3,90%. Anche a questi livelli, e alla luce delle nostre previsioni sulla Fed rispetto alle aspettative di mercato, manteniamo un posizionamento moderatamente positivo sulla duration.

Dal punto di vista della curva dei rendimenti, dopo l’appiattimento osservato a febbraio e marzo, riteniamo che i segmenti a 2 e 5 anni presentino un valore maggiore rispetto alle scadenze a 10 anni. Sul segmento a lungo termine, le valutazioni dei titoli a 30 anni appaiono più interessanti rispetto a quelle dei titoli a 10 anni, in particolare per quanto riguarda le obbligazioni inflation-linked.

*Global Macro Strategist di Robeco


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