Piano casa: alloggi di servizio per arginare la fuga di medici e infermieri
Per l’inizio della prossima settimana è previsto l’arrivo in Consiglio dei ministri dell’allegato Infrastrutture del DFP, riguardante il cosiddetto “Piano casa Italia” che si sta finalmente iniziando a realizzare. Si tratta di quasi un miliardo di euro, da investire nel giro di – si spera – pochi mesi sulle case popolari inagibili e altri interventi. La fonte legislativa recente è la legge di Bilancio per il 2026 (n. 199/2025, art. 1, commi 783–784).
Occasione per la sanità pubblica
Le norme prevedono una prima dotazione finanziaria di 660 milioni di euro, destinata alla fase di avvio e sperimentazione del piano, con risorse concentrate tra il 2027 e il 2030. Perché si parla in questa sede del “Piano casa” ? Per il semplice motivo che costituisce una imperdibile occasione per l’attrattività del lavoro nella sanità pubblica, soprattutto per medici e infermieri. Sono anni che parlo della questione, da me definita housing ospedaliero, cioè della fornitura da parte delle aziende sanitarie datrici di lavoro di alloggi di servizio che possano incentivare la partecipazione ai concorsi pubblici di assunzione. Molte sono state le occasioni perse, dai fondi del MES a quelli della Missione 6 del PNRR, e questa dovrebbe essere davvero un’opportunità da non perdere. Tuttavia la volontà politica non sembra che segua questa strada.
Alloggi a canone calmierato
Infatti, i destinatari degli interventi di edilizia sociale e alloggi a canone calmierato sono indicati nella legge: giovani, giovani coppie, genitori separati, persone anziane, anche con progetti di coabitazione. Il Piano prevede la realizzazione, dunque, di nuovi alloggi destinati alle fasce vulnerabili, con modelli di housing sociale e residenze integrate ai servizi. Tuttavia, questa linea resta subordinata all’emanazione del DPCM attuativo previsto dall’art. 1, comma 402, della legge 207/2024. A proposito di quest’ultimo, fondamentale intervento, è singolare che nella legge di bilancio 2026 sia stato sostituito il decreto del MIT con un DPCM. Ma il vero nocciolo della questione è che il Governo si faccia carico della problematica del personale sanitario è inserisca a pieno titolo gli alloggi di servizio per chi lavora in ospedale nel concetto di edilizia sociale.
Riconoscimento specifico per medici e infermieri
I lavoratori della sanità hanno un Isee troppo alto per entrare nelle graduatorie delle case pubbliche e per questo dovrebbero avere un riconoscimento specifico. Le categorie individuate dalla legge sono ovviamente meritevoli di riconoscimenti e interventi mirati, ma l’emergenza costante del reclutamento – ma anche del trattenimento dalle continue fughe – del personale sanitario è impellente e mette a repentaglio la stessa sopravvivenza dello S.s.n. A meno che all’interno del Governo non si ritenga che la questione sia di competenza delle Regioni, come potrebbe anche ricavarsi dall’iniziativa adottata qualche tempo fa dalla Regione Veneto che ha stanziato molti milioni per gli alloggi sulla scorta dello slogan “se non possiamo aumentargli lo stipendio per attirarlo qui, diamogli la casa. Premiamo chi lavora”. Ma se è così, basta essere chiari.
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