Hegseth sotto assedio per la guerra in Iran: muro di Vance e dei repubblicani contro il capo del Pentagono
L’ultima polemica che lo ha coinvolto è giocata sul complotto rispetto al suo sorriso all’Hilton di Washington, dove un uomo armato ha fatto irruzione alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca aprendo il fuoco. E tra gli episodi più recenti, si è reso protagonista di una gaffe che ha fatto il giro del mondo, scambiando per un passo della Bibbia una citazione di Pulp Fiction. Ma quello che più preoccupa di Pete Hegseth sono la sua gestione della guerra in Iran e del Pentagono. Il primo a sollevare dubbi è JD Vance, rinomato per la sua contrarierà alle guerra oltreoceano. Il vicepresidente, scrive The Atlantic, è preoccupato dall’accuratezza delle informazioni fornite dal Dipartimento della Difesa e, soprattutto, da quello che appare come un drastico esaurimento delle scorte missilistiche e di munizioni., con possibili ripercussioni sulla capacità degli Stati Uniti di affrontare altri scenari strategici, dalla difesa di Taiwan alla sicurezza in Europa e Asia.
Una linea – quella del vice di Donald Trump – che contrasta con quella di Hegseth e dei vertici militari, che continuano a descrivere pubblicamente le scorte come “robuste” e la campagna contro l’Iran come un successo significativo. Tuttavia, valutazioni interne citate da fonti informate indicano che Teheran conserverebbe ancora gran parte delle proprie capacità militari, mentre le forze statunitensi avrebbero già impiegato una quota rilevante di armamenti strategici.
Pur evitando di rendere la questione “personale” o di accusare direttamente di informazioni fuorvianti, Vance avrebbe sollevato ripetutamente il tema sia con il presidente Trump che con altri responsabili della sicurezza nazionale, insistendo sulla necessità di valutazioni più accurate e complete sull’andamento del conflitto e sulle reali condizioni delle riserve militari. Per Vance risolvere il conflitto è una priorità: sull’Iran il vicepresidente si gioca la canditura e la probabile nomination repubblicana alle presidenziali del 2028. Il suo rivale più vicino, il segretario di Stato Marco Rubio, si è mantenuto finora alla larga dal dossier iraniano, quasi consapevole dei rischi. Una scelta che lo ha messo al riparo delle critiche e ha fatto balzare le sue quotazioni per la Casa Bianca.
Ma non c’è soltanto il vice di Trump a sollevare critiche e dubbi: anche un numero crescente di senatori repubblicani sta perdendo fiducia nella leadership di Hegseth al Pentagono, e alcuni vorrebbero vederlo “lasciare l’incarico”. Un senatore repubblicano ha riferito sotto anonimato a The Hill che da tempo all’interno del gruppo repubblicano del Senato si nutrono dubbi sulla scarsa esperienza di Hegseth nella gestione di una burocrazia ampia e complessa, nonché “diffidenza” nei confronti del suo stile di leadership “non convenzionale e spesso sfrontato“. In particolare modo la fiducia in Hegseth è calata tra i repubblicani a causa dei suoi scontri con gli alti ufficiali militari, che intrattengono stretti rapporti con i politici di Capitol Hill. “L’ indebolimento della straordinaria leadership al Pentagono è stato motivo di grande preoccupazione”, ha affermato il senatore. Il riferimento è alle dimissioni ‘forzate’ del Capo di stato maggiore dell’esercito Randy George e al licenziamento del segretario della Marina John Phelan.
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