Emilia Romagna

il Comune punta al censimento degli esemplari


Un’attrazione per turisti e bambini, ma anche una causa, per alcuni costante, di rumori fastidiosi e sporcizia. Quella dei pavoni di Punta Marina da almeno una decina di anni è una storia che puntualmente torna a far discutere con una contrapposizione netta tra chi vorrebbe sparissero, chi vorrebbe restassero ma che lascia spazio anche a chi auspica a un compromesso. 

In questi giorni dei pavoni si è tornato a parlare vista la loro presenza tra le strade, nei giardini e sui tetti di alcune case di Punta Marina e l’aumento di segnalazioni. “Siamo nel momento degli accoppiamenti che dura circa un mese ed è fisiologico che in primavera ci sia questo problema – spiega Paola Zannoni dell’associazione Clama –. Il tema dei pavoni sui tetti o degli escrementi nei giardini non è diffuso in maniera trasversale, ma può esserci. Quello che abbiamo chiesto anche al Comune è di poter intervenire con la pulizia dei marciapiedi ma non abbiamo avuto risposta”. Rispetto alla lamentata “insofferenza” di alcuni cittadini dell’area, Zannoni precisa che “c’è qualcuno che si lamenta, ma la maggioranza è favorevole ai pavoni perché portano turismo e visibilità”. 

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I volontari dell’associazione, comunque, non solo in primavera, si occupano di fare sopralluoghi e offrire alcune specifiche indicazioni: “Ci si lamenta ma non si ascoltano i nostri suggerimenti, abbiamo raccomandato più volte di non dare da mangiare ai pavoni ma questo spesso avviene comunque ed è un incentivo per i pavoni stessi a raggrupparsi in piccole colonie”, precisa la ravennate. “Ma è difficile perché per molti ormai, o almeno per quelli che li vogliono, sono diventati degli animali domestici”. 

L’ex colonia nata da un bunker (e oggi “casa dei pavoni”) prova a rinascere come nuovo albergo

Per qualcuno però questa “invasione” dei pavoni si traduce annualmente in una serie di difficoltà. “Il problema è serio per chi, come me, è circondato da case disabitate dove i pavoni si trovano a stazionare – spiega un residente della zona –. Io mi alzo alle 4.50 ogni mattina ma non riesco a riposare perché li sento urlare in continuazione giorno e notte. Bisogna trovare un giusto compromesso perché oltre ai danni al tetto che mi hanno provocato io oggi mi trovo anche tutti i loro escrementi: si può vivere così?”.

La colonia di pavoni di Punta Marina è al momento oggetto di una convenzione sottoscritta dal Comune e dall’associazione Clama. Solo per la cura dei pavoni ai volontari arrivano annualmente circa 700 euro che vengono impiegati “in larga parte per la cartellonistica, la grafica e il contributo di un esperto. Si tratta di una cifra che copre a fatica un terzo di quello che ogni anno ci troviamo a spendere invece di tasca nostra”, precisano da Clama.

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Per la consigliera comunale di Fratelli d’Italia, Anna Greco una soluzione efficace sarebbe la “delocalizzazione degli animali in aree idonee, come parchi o strutture dedicate, nel rispetto del benessere degli stessi ma anche dei diritti dei cittadini”. 

Su interventi di questo tipo il Comune non si esprime, soprattutto perché attende di svolgere un conteggio puntuale degli esemplari che, nel 2023 si attestava a una trentina. “Quello ormai è un numero vecchio – spiega l’assessora con delega ai Diritti degli animali, Francesca Impellizzeri –. Ora abbiamo persone che parlano anche di 100-120 esemplari. Serve fare un conto in modo metodico. In questo momento stiamo lavorando per redigere un censimento, che partirà tra qualche mese, e capire quanti maschi e femminile ci siano sul territorio. Poi quando avremo contezza dei numeri cercheremo di capire insieme alla comunità e alle associazioni animaliste quali azioni mettere in campo”.


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