Cultura

Oggi “Nearly God” di Nearly God (Tricky) compie 30 anni

L’accordo con la Island Records permetteva a Tricky di pubblicare, una volta all’anno se avesse voluto, del materiale sotto diverso pseudonimo.

Di fatto, quindi, “Nearly God” è il seguito di “Maxinquaye” – anche se quello ufficiale è “Pre-Millennium Tension”, uscito pochi mesi più tardi.

È un disco zeppo di guest vocalist, ma anche volutamente spoglio, minimal e, in generale, suona come una raccolta di brani incompiuti.

Ma attraverso il vuoto amniotico che pare animarlo finisce per aggiungere un’ulteriore dimensione alla visione del suo autore: ogni elemento evoca qualcosa che mai si manifesta – pulsione erotica che (però) rifugge il piacere, curiosità improduttiva, voci che sono maschere indossate anziché personalità esibite.

“Nearly God” poggia precario su loop che volteggiano in circolo, beat soffocati, finali inconcludenti.

Persino le due cover che contiene sembrano voler dire di meno di ciò che potrebbero: con “Tattoo” (che Siouxsie & The Banshees registrarono nel 1983, ma apparve solo un decennio più tardi) Tricky sembrerebbe voler legittimare il post-punk come seme del trip-hop, ma l’interpretazione è sfasata e accartocciata; in “Black Coffee” (standard jazz datato 1948) Martina Topley-Bird canta tra le pareti di un appartamento abbandonato, anziché zeppo d’amore.

È uno degli episodi più toccanti dell’intera opera, che si snoda tra la voce dolente di Terry Hall (“Bubbles”) e quella urban di Neneh Cherry (“Together Now”); tra i volteggi di Björk – che sono contrappunto alla cavernosità di “Keep Your Mouth Shut” e che solo sul finale si prendono la scena in una sorta di anticipazione annebbiata della tensione di “Homogenic” (“Yoga”) -, i classicismi dell’ex Yazoo Alison Moyet, circondata dalla sabbia in “Make A Change” e la delicatezza del desiderio arido che Cath Coffey (Stereo MC’s) esprime in “I Sing For You”.

Tricky scelse di ribattezzarsi Nearly God prendendo ispirazione da chi gli aveva chiesto «come ci si sente ad essere Dio.. o quasi Dio?» mentre cavalcava l’onda sismica di “Maxinquaye”. La risposta – a volerla cercare in questi cinquantadue minuti – è: come scavare incessantemente, dediti ad un paranoico immobilismo.

L’articolo nella sua forma originale lo trovate su ‘Non Siamo Di Qui’ che ringraziamo per la gentile concessione

Pubblicazione: 22 aprile 1996
Genere: Trip hop, experimental
Lunghezza: 60:48
Label: Island
Produttore: Tricky

Tracklist:

1 Tattoo
2 Poems
3 Together Now
4 Keep Your Mouth Shut
5 I Be The Prophet
6 Make A Change
7 Black Coffee
8 Bubbles
9 I Sing For You
10 Yoga


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