Pesaro, sistemano lo stallo per disabili e si ritrova prigioniero in casa
PESARO – «Io non ce l’ho affatto con i disabili. Il problema non è il parcheggio riservato, il problema è che così, se posteggiano davanti al mio ingresso, io da casa non esco più». Peppe Milano prova a riportare la vicenda alla sua dimensione reale, dopo il clamore suscitato dal video postato, dal tenore ironico, e diventato in poche ore terreno di polemiche e accuse fuori bersaglio.
Passo indietro: Peppe Milano abita a Soria, quartiere interessato a lavori di ammodernamento di reti e sottoservizi. A interventi conclusi, di recente, il manto stradale è stato ripristinato. E, con l’asfalto rinnovato, hanno ridisegnato e tratteggiato gli stalli per i parcheggi. Davanti al portone della famiglia Milano, che non ha spazio per il marciapiede, hanno posizionato lo stallo per disabili, senza pensare di collocarlo un metro più avanti o più indietro rispetto all’ingresso per rendere agevole il passaggio di chi entra o esce.
La contestazione
Al centro della storia, infatti, non c’è una contestazione contro lo stallo in sè, ma il modo in cui la nuova segnaletica arriva a ridosso del portone, fino a impedirne di fatto l’utilizzo se l’area venisse occupata da un’auto. È questo il punto che Milano ha voluto mostrare nel filmato, usando il registro dell’ironia per evidenziare quella che ai suoi occhi appare come un’assurdità. «Io non ho mai protestato perché lì ci fosse uno stallo per disabili», chiarisce. Anzi: quel posto lungo la via esiste da anni e, racconta, non è mai stato oggetto di contestazione da parte sua. La richiesta originaria, spiega, non c’è più dal 2012, ma anche dopo non ha mai sollevato obiezioni sulla presenza dell’area riservata. Il nodo nasce ora, e solo ora, con il rifacimento della segnaletica successivo all’asfaltatura. Secondo quanto riferito dal signor Milano, gli operai gli avrebbero spiegato che lo stallo precedente non era a norma e che per questo è stato necessario allungarlo. Il risultato, però, è che le nuove linee finiscono per chiudere l’accesso dell’abitazione. «Prima – spiega – era più corto e il portone restava libero, adesso invece se una macchina parcheggia io non posso uscire. Se mi serve uscire con la bici non ci passo. E in caso di emergenza, come è successo quando mio figlio per sei mesi è stato in carrozzina, avrei lo stesso problema». Non una presa di posizione contro chi ha diritto a uno spazio riservato, dunque, ma la contestazione di una soluzione che finisce per sacrificare del tutto l’accesso a casa. Il video, nato con intenzioni lievi, è stato però interpretato da molti utenti come un attacco ai disabili. Da lì la valanga di commenti e la necessità, per Milano, di precisare il senso del suo gesto. «Non ce l’ho con nessuno, voglio solo che si capisca che così il lavoro è stato fatto male». Insomma, non una protesta contro lo stallo, ma contro il fatto che, nel rifarlo secondo norma, si sia finiti per ostruire una porta di casa. Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco Andrea Biancani. Il primo cittadino ha scritto di avere già segnalato il caso all’ufficio competente, chiedendo di rifare il lavoro e di individuare una soluzione. Un passaggio importante, perché sposta la questione dal terreno delle polemiche social a quello, più concreto, della correzione di un intervento che presenta un’evidente criticità. Da un piccolo problema di facile soluzione, sottolineato con lievità, purtroppo sì è trascesi, come troppo spesso succede sui social, a insulti senza senso.




