dopo 49 anni ex carabiniere fa causa al Ministero
CIVITANOVA Nel conflitto a fuoco con la banda di catanesi che portò alla morte prima dell’appuntato Alfredo Beni a Porto San Giorgio e poi del maresciallo Sergio Piermanni a Civitanova lui c’era. Brigadiere 34enne in servizio al Radiomobile della Compagnia di Civitanova era accanto al maresciallo quando il comandante del Nucleo Radiomobile fu raggiunto dai colpi di arma da fuoco che non gli diedero scampo. Oggi quel militare da anni in pensione, sopravvissuto al conflitto ma con cicatrici interiori che lo hanno segnato profondamente anche nella salute, chiede che gli venga riconosciuto lo status di vittima del dovere.
Il lungo iter
Ieri, tramite, l’avvocato Marta Mangeli ha avviato la causa contro il Ministero dell’Interno dinanzi al giudice del lavoro del Tribunale di Ancona Tania De Antoniis.
Già nel 2018 l’ex militare che da tempo vive a Monsano, in provincia di Ancona, aveva chiesto al Ministero dell’Interno il riconoscimento dello stato di vittima del dovere per le lesioni riportate a seguito di quell’episodio, ma l’esito fu negativo. «Hanno addotto che fosse passato troppo tempo e il diritto era prescritto, in realtà per questo tipo di eventi la prescrizione non può essere opposta», spiega il legale.
«Il 18 maggio del 1977 – ricorda l’avvocato Mangeli – i carabinieri individuarono i malviventi vicino alla stazione, si avvicinò prima Piermanni che fu colpito, il brigadiere sostenne il corpo ferito del maresciallo facendo fuoco contro la banda uccidendo dei malviventi. Ha vissuto una doppia tragedia, da un lato il conflitto a fuoco vedendo la morte in faccia e quella del suo collega, dall’altro il peso di aver ammazzato delle persone. La sua vita – continua il legale – è stata condizionata da tutto quel pesante vissuto». All’ex brigadiere è stato riscontrato un disturbo post traumatico da stress cronicizzato sfociato in una cardiopatia ischemica grave. «Chiediamo al Ministero che lo riconosca come vittima del dovere, ha sacrificato la sua vita. Il sacrificio non è solo quello della vita ma anche viverne una completamente segnata da un evento di questa portata, non solo sul piano personale ma anche familiare. Ci ha rammaricato che lo Stato si sia limitato al riconoscimento all’epoca di una medaglia d’argento al valor militare. Il suo è stato un gesto eroico. Ora siamo stati costretti a riaprire una ferita che non si è mai rimarginata. L’impatto emotivo è difficile da gestire».
Oltre al riconoscimento dello status l’83enne chiede anche il pagamento di 400mila euro di arretrati di assegni vitalizi. Il giudice si è riservato sulla richiesta di una consulenza tecnica d’ufficio per accertare qual’è l’entità del danno patito e il nesso di causalità tra le malattie insorte e il coinvolgimento nell’evento di maggio 1977. «Secondo il nostro medico legale di parte Giovanni Maria Fascia la vicenda ha comportato un danno alla salute pari al 100%», conclude l’avvocato Mangeli.




