60 giorni per decidere cosa fare
PORTO RECANATI Un esproprio rimasto nel limbo per 42 anni, ora però i giudici del Tribunale amministrativo pongono un punto: l’occupazione della Regione Marche è illegittima, l’ente ha 60 giorni per decidere: o completa l’esproprio acquisendo i terreni, indennizzando e risarcendo i proprietari, o li restituisce dopo l’eventuale ripristino dello stato dei luoghi a come erano nel 1984.
La questione
Il contenzioso trae origine dall’occupazione della Regione nel settembre del 1984 di alcuni terreni privati (due particelle per un’ampiezza di 3.484 mq) per realizzare l’argine del Fiume Potenza. Da allora però la Regione non ha mai concluso il procedimento di esproprio, né ha mai indennizzato o risarcito i proprietari per la perdita delle aree e per i danni subiti. Da allora il procedimento si sarebbe arrestato alle proposte di indennità della fine degli anni ‘80 senza mai concludersi.
A fronte di questa situazione sette proprietari delle aree hanno sollecitato più volte la Regione a prendere una decisione e soprattutto a definire lo stato giuridico e fattuale dei luoghi con una richiesta di indennizzo e di risarcimento per i danni subiti. Richieste che però non avrebbero avuto seguito. Poi, a marzo 2021, ai proprietari è arrivata dall’ente una richiesta di accesso per eseguire lavori di manutenzione nel tratto tra la foce del Potenza e il Molino Gatti. A quel punto sette proprietari, tramite l’avvocato Massimo Ortenzi, si sono rivolti al Tar per accertare l’illegittimità dell’occupazione da parte della Regione e chiedere che l’ente cessasse la situazione di occupazione abusiva o acquisendo definitivamente le aree o restituendole ai legittimi proprietari previa rimessa in pristino. Non solo.
I privati hanno anche chiesto che, in caso di restituzione delle aree, la Regione li risarcisse del danno subito per il periodo di mancato godimento. Oppure, nel caso in cui non fosse possibile la restituzione delle aree occupate e irreversibilmente trasformate, ad acquisirle per una somma, indennitaria e risarcitoria, quantificata in 594.500 euro.
La versione
La Regione si è costituita sollevando una serie di questioni tra le quali il fatto che i terreni occupati fossero inferiori a quelli rivendicati e che il loro valore fosse «inconsistente in quanto si tratta di aree limitrofe il letto di un fiume, e perciò insuscettibili di utilizzazione economica in quanto soggetti a vincolo di inedificabilità assoluta in forza delle leggi di tutela degli argini». Per il Tar invece i proprietari «hanno diritto di ottenere la restituzione del bene ovvero l’equivalente monetario del suo valore, oltre al risarcimento per il danno derivato dal non uso del suo bene per il periodo in cui è stato illecitamente sottratto dall’occupazione abusiva dell’amministrazione».




