le agende Ue al palo non fermano la necessità della transizione ecologica
Se non altro appuntamenti apparentemente celebrativi come l’Earth Day o Giornata mondiale della Terra hanno il merito di segnalare quanto le agende politiche nazionali e internazionali anzichè inseguire “priorità oggettive” come quelle correlate alle immense “sfide ambientali”, rappresentino una sorta di “occultamento” e di “distrazione di massa” rispetto ad un agire razionale e lungimirante che sarebbe necessario e di buon senso.
Quest’anno, poi, l’edizione 2026 della Giornata della Terra avviene in piena “crisi di Hormutz” provocata dalla improvvida aggressione dell’Iran da parte della “coppia più brutta del mondo” Trump-Netanyahu. In questo quadro minaccioso e ricattatorio di una sorta di “guerra di tutti contro tutti” in cui i prepotenti della Terra cercano di trasformare l’evidente disordine mondiale in una rissa da saloon, con azioni e con un linguaggio che appena pochi anni fa avrebbero inorridito chiunque.
In questo scenario da incubo il riflesso condizionato delle opinioni pubbliche è inevitabile che venga caratterizzato da paura e sconcerto, ponendo più attenzione al costo della benzina che, per esempio, al disastro senza precedenti delle plastiche nei mari. Ma sarebbe un errore pensare che tutti in momenti così fuori controllo siano “rincretiniti” alla stregua di un Trump e di un Netanyahu che agiscono come se non avessero più nulla da perdere.
E’ ovvio che al di là di idee politiche e/o partitiche nessuno può seguire e condividere azioni incendiarie che tracciano una indiscutibile corsa verso l’abisso dai tratti evidenti di un game over di qualsiasi conato di civilizzazione da parte degli esseri umani. Ma io sono convinto che questi personaggi che vanno ben oltre la “banalità del male”, assumendo invece consapevolmente quest’ultimo, non rappresentino assolutamente la stragrande maggioranza dell’umanità.
La controprova? Se dovessimo ipotizzare che la “coppia più brutta del mondo” ha la strada spianata davanti, è evidente che ci troveremmo di fronte ad una “strategia in cui non ci sono vincitori nè vinti” ma disastri che si avviterebbero su se stessi. Ecco perchè con ostinazione intellettuale e civica occorre perseguire strategie “win-win” dove l’obiettivo è la risoluzione dei conflitti attraverso la determinazione del dialogo e del rispetto reciproco, assumendo un linguaggio che disincentivi la radicalizzazione di interessi e approcci “unilaterali” e basati sulla logica primordiale della prepotenza.
Ecco che allora temi quali quelli delle diffuse crisi ambientali globali (crisi climatica, plastiche nei mari, dissipazione delle risorse non rigenerabili del pianeta, inquinamenti diffusi di aria, acqua, suoli ecc) si connettono a temi nazionali e locali quali una gestione corretta degli scarti tramite approcci Zero Waste e “circolari”, riduzione dei consumi attraverso stili di vita più attenti alla “cura” dei cicli naturali.
Insomma, occorre connettersi alla necessità di una transizione ecologica sempre più urgente e comunque non certo rimandabile solo perché azioni e persone patologicamente compromesse sembrano dirottare in un vicolo cieco le agende politiche e le priorità. In questo senso il Governo Meloni è responsabile a livello italiano ed europeo di far di tutto per bloccare questo processo inevitabile attraverso un ormai irritante approccio che dolosamente equipara la transizione ecologica a una “transizione ideologica”.
Non è un caso che le politiche governative a favore di una riconversione circolare del modello economico e imprenditoriale in Italia languono a favore di un, questo sì, ideologico e anacronistico tentativo di rilancio di uno “sviluppo insostenibile” di stampo novecentesco. Zero interventi per ridurre plastiche e fast fashion, per incentivare per esempio la riparazione di beni e prodotti. Zero interventi per rinaturalizzare aree urbane congestionate dal cemento e assediate da inquinamento dell’aria e dagli “inquinanti eterni” dei Pfas e dal dissesto idrogeologico… insomma, per il Governo la “questione ambientale” semplicemente non esiste!
La fisica, la chimica, la biologia e il buonsenso invece ci dicono che governare i territori con lungimiranza prefigura e sedimenta percorsi “vincenti” a favore di tutti, a partire dagli interessi delle comunità territoriali. Dobbiamo anche dire che questa irrilevanza attribuita dal Governo alle questioni ambientali deriva anche da responsabilità europee, che dopo aver meritoriamente lanciato il progetto dell’economia circolare e di tanti altri provvedimenti ambientalmente rilevanti si sono andate a impantanare e contraddire con l’abbaglio del riarmo.
L’Ue ha per un certo periodo di tempo assunto la leadership della geopolitica internazionale proprio grazie a questa lungimiranza dettata concretamente dal passaggio – nemmeno tanto graduale – dall’era degli idrocarburi a quella della scarsità delle materie prime e dei “metalli critici”. Il Futuro è agire nell’alveo della Agenda 2030.
I soggetti da previlegiare nel coinvolgimento e nella sensibilizzazione sono i giovani con la loro fame di legittima richiesta di futuro. Altro che far la guerra ad Ultima Generazione!
Il risultato del recente Referendum ce lo ha ancora una volta dimostrato: i giovani fanno la differenza. Buona Giornata mondiale della Terra a tutti!
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