In tenda contro i passaggi a livello di Udine, Mansi minacciato di morte
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GUARDA IL SERVIZIO VIDEO. Nel giro di pochi minuti si è ritrovata le sbarre chiuse per ben due volte. Un’anziana signora con deambulatore ci ha fermato per sottolinearlo. Al fianco dei pedoni, degli automobilisti e dei ciclisti incolonnati in attesa della riapertura del passaggio a livello di via del Bon, è presente la tenda issata sabato scorso dal consigliere comunale Matteo Mansi per protestare contro la vecchia linea che divide Udine in due.
Un presidio permanente che si accompagna a una raccolta firme – già 250 nei primi giorni – per chiedere le dimissioni dell’assessore regionale alle Infrastrutture Cristina Amirante, accusata di mancanza di risposte su tempi e risorse per il nodo ferroviario di Udine.
Secondo Mansi, lungo la tratta urbana transitano ogni giorno 20 treni passeggeri, ma 5 risultano quasi sempre vuoti: da qui la proposta di spostarli sulla linea interrata per superare i passaggi a livello e ricucire la città.
Nel presidio si alterneranno anche Andrea Di Lenardo, Giancarlo Ballotta e Claudio Vicentini. Intanto cresce anche il sostegno dei cittadini, che raggiungono il presidio permanente portando generi di prima necessità come colombe, banane pane e acqua. Mansi, che questa sera trascorrerà la sua terza notte in tenda, ha riferito che la sua tenda è stata presa a calci e che è stato per ben due volte minacciato di morte.
Fratelli d’Italia definisce la protesta una sceneggiata. La coordinatrice cittadina Ester Soramel e il capogruppo Luca Vidoni difendendo l’operato della Regione: “L’assessore Amirante è l’unica ad aver ottenuto la nomina del commissario e 180 milioni di euro già stanziati”, replicano i patrioti che suggeriscono a Mansi di protestare davanti al Ministero o a Rfi”, ovvero nei luoghi in cui si decide.
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