Calabria

Catanzaro, il giorno dell’addio ad Anna, Giuseppe e Nicola


È il giorno del cordoglio e del silenzio. Questo pomeriggio, Catanzaro si stringerà attorno ai feretri di Anna Democrito e dei figli Giuseppe e Nicola, le tre vittime della tragedia di via Zanotti Bianco e ai loro cari. La conclusione dei rilievi autoptici sui tre corpi ha infatti permesso alla famiglia di poter disporre le esequie, che si terranno alle ore 17 nella Basilica dell’Immacolata. Intanto, il sindaco Nicola Fiorita ha disposto il lutto cittadino per la giornata odierna. All’ultimo saluto alle tre vittime prenderà parte, con ogni probabilità, anche il marito della donna, fino a ieri sera rimasto a Genova, all’ospedale Gaslini, dove è ricoverata Maria Luce, la prima figlia della coppia, miracolosamente sopravvissuta all’impatto.

Da ieri, invece, in centinaia hanno portato un saluto alle tre vittime, una mamma e due dei suoi tre figli, i cui feretri sono rimasti esposti nella camera ardente allestita all’interno di una Casa funeraria a pochi passi dal luogo della tragedia. In quello che è un luogo abituato al dolore e deputato ad accogliere il distacco, ieri si percepiva forte anche un senso di smarrimento collettivo, di incredulità.

Il gesto estremo compiuto dalla 46enne ha senza dubbio lasciato attonita la città. Ha letteralmente squarciato il velo sulla fragilità della psiche umana, sul buio che ognuno potrebbe vedere davanti a sé senza darne evidenza al mondo. All’alba di quel 22 aprile è come se un riflettore si fosse acceso a segnalare un disagio tanto diffuso quanto spesso ignorato, stigmatizzato o minimizzato; un disagio personale e intimo, i cui effetti sanno essere crudeli, devastanti.

A tre giorni da quella mattina, dunque, la città ancora si interroga sui perché del gesto, mentre la scienza sembra aver spiegato il come. Gli esami autoptici condotti dall’équipe di medicina legale dell’Azienda ospedaliera universitaria “Dulbecco”, su disposizione della Procura della Repubblica, hanno permesso di smentire l’ipotesi che si era fatta strada inizialmente secondo cui la donna si sarebbe gettata dal balcone della sua casa al terzo piano del palazzo di via Zanotti Bianco, dopo aver gettato i suoi tre figli uno dopo l’altro. L’esame ha invece confermato le cause del decesso, avvenuto a seguito della caduta dall’alto, escludendo ogni altra ipotetica possibilità sugli avvenimenti di quella notte.

Intanto, il Corriere della Sera riporta le parole del marito della donna, raccolte durante una telefonata con il parroco della Chiesa Santissimo Salvatore, don Vincenzo Zoccali: «Devo andare avanti per l’unica figlia che mi è rimasta. Mi sto aggrappando a lei per dare un senso alla mia stessa vita», avrebbe detto l’uomo da Genova.

Diverse, intanto, le reazioni e le iniziative di cordoglio in città, anche in occasione della partita di calcio di Serie B tra Catanzaro e Spezia. I tifosi del gruppo Ultras hanno indetto 15 minuti di silenzio in avvio di gara quale «massimo segno di rispetto che il popolo ultras può tributare alle vittime e alle famiglie colpite dal lutto», chiedendo che tutti i tifosi presenti al “Ceravolo” si uniscano al gesto simbolico. Con ogni probabilità, anche le squadre in campo osserveranno un minuto di silenzio.

La tragedia ha avuto ampia risonanza mediatica e anche politica. Nella seduta di giovedì alla Camera dei Deputati, dove era in discussione il Decreto Sicurezza, la deputata pentastellata partenopea Gilda Sportiello, è intervenuta in maniera accorata: «Una madre non si lascia da sola – ha detto – e io mi rifiuto di avallare ancora quella narrazione per cui oggi leggo su alcuni articoli che una madre non si butta dalla finestra con tre figli, condannandola così alla stigmatizzazione e al giudizio. Chi ha bisogno di avere dei servizi di salute mentale e le loro famiglie non vanno lasciate sole: non può essere il privilegio di chi può permettersi certi servizi. Non possiamo parlare di sicurezza, senza parlare di condizioni di fragilità, senza parlare di cura della salute mentale. Questa tragedia ci parla della solitudine immensa in cui spesso vivono le madri, ci parla di un disagio che quasi mai viene intercettato, che spesso è stigmatizzato nella solitudine più cupa della mancanza di servizi, del non sapere a chi rivolgersi in un momento così duro. Questa tragedia ci racconta di una responsabilità ben precisa che abbiamo e delle mancanze di cui in questo Parlamento non parliamo».


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