Friuli Venezia Giulia

Il battito del cuore ostacola i tumori? Una ricerca spiega perché

25 aprile 2026 – ore 08:30 – È raro che un tumore cresca nel tessuto cardiaco. E quando accade, le metastasi che raggiungono il cuore tendono ad avere dimensioni notevolmente ridotte, se confrontate con quelle che si sviluppano negli altri organi. Come spiegare questo fenomeno? Un recente studio internazionale coordinato dall’Università di Trieste, in collaborazione con l’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB) e il Centro Cardiologico Monzino IRCCS, ha trovato una possibile risposta. La ricerca “Mechanical load inhibits tumor growth in mouse and human hearts”, pubblicata su Science, suggerisce che sia lo stesso battito cardiaco a ostacolare la crescita dei tumori all’interno del cuore: in altre parole, le forze fisiche che agiscono nel miocardio possono influenzare il comportamento delle cellule tumorali, fino a rallentarne la proliferazione.

Lo studio si è focalizzato sulla natura meccanica del tessuto cardiaco, costantemente sottoposto a contrazione, pressione e deformazione: utilizzando modelli sperimentali innovativi, tra cui tessuti cardiaci ingegnerizzati in laboratorio, i ricercatori hanno potuto osservare che la crescita del tumore rallenta quando il tessuto cardiaco batte e genera carico meccanico. Al contrario, quando lo stimolo meccanico viene ridotto, le cellule tumorali riprendono a proliferare. “I nostri risultati dimostrano che la pulsazione cardiaca non è solo una funzione fisiologica, ma può agire come un soppressore naturale della crescita tumorale”, ha spiegato la prof.ssa Serena Zacchigna, docente di Biologia Molecolare dell’Università di Trieste e responsabile del laboratorio di Biologia Cardiovascolare dell’ICGEB. “Questo suggerisce che l’ambiente cardiaco è sfavorevole alle cellule tumorali non solo per ragioni immunologiche o metaboliche, ma anche perché la sua continua attività meccanica ne limita fisicamente l’espansione”.

“Questo lavoro è stato possibile grazie alla collaborazione di esperti in settori diversi, dalla cardiologia, all’oncologia, alla bioingegneria e alla bioinformatica”, ha sottolineato il prof. Giulio Pompilio, Direttore Scientifico del Centro Cardiologico Monzino IRCCS e docente di Chirurgia cardiaca presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche ed Odontoiatriche della Statale di Milano. Lo studio è infatti frutto della cooperazione tra partner provenienti da Italia, Austria, Germania, Norvegia e Regno Unito: tra questi, figurano l’Istituto Europeo di Oncologia, Medical University of Innsbruck, King’s College London, University Medical Center Hamburg-Eppendorf e Simula Research Laboratory di Oslo. Una sinergia strutturata ed efficace, che ha permesso di combinare competenze sperimentali, cliniche, bioingegneristiche e computazionali.

Lo studio consente dunque di mettere in relazione la dimensione meccanica dell’ambiente cellulare con la regolazione epigenetica del tumore. Confrontando i risultati ottenuti nei modelli sperimentali con metastasi cardiache umane, è stato possibile verificare che le firme molecolari osservate in laboratorio trovano riscontro anche nei campioni umani, confermando la solidità del lavoro. Potrà una “terapia meccanica” affiancare o ispirare nuove strategie oncologiche? L’idea, sottolineano i ricercatori, è ancora da sviluppare: resta dunque da capire se e in che modo gli stimoli meccanici potranno in futuro rappresentare una nuova leva terapeutica contro il cancro.

Articolo di Benedetta Marchetti




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