Calabria

Parla Mimmo Lucano dopo la conferma della decadenza: “Colpito perché Riace è un simbolo”

«Sono l’unico sindaco d’Italia a essere estromesso dalla propria carica per un abuso di potere che, secondo una sentenza di Cassazione, non ho commesso in nessun modo». Così commenta oggi l’europarlamentare Domenico Lucano, la condanna comminata ieri dalla Corte d’appello di Reggio Calabria, che ha confermato la sua decadenza da sindaco di Riace.

«In pratica – sottolinea Lucano – subisco una conseguenza politica per qualcosa a cui io, secondo la più alta Corte, sono totalmente estraneo. Mi sembra un folle paradosso che mi auguro la Cassazione possa definitivamente sciogliere. Sono obbligato ad avere speranza – continua Domenico Lucano – ma cos’altro potrei fare? Questa decisione mi toglie il respiro: è una guerra che non finisce mai».

La visione politica dietro le vicende giudiziarie

L’ex sindaco di Riace afferma che «più vado a fondo nell’analisi di questa situazione, più mi convinco che questa sia una storia politica che prosegue fino all’esasperazione. Ci sono elementi che sono passati sotto silenzio, ma che pesano enormemente. Penso al gemellaggio con Gaza: perchè è stato negato solo a Riace? Il Comune aveva un’autonomia di governo; quel gesto portava un messaggio politico fortissimo.

Lo stesso vale per la cittadinanza onoraria conferita ad Habashy Rashed Hassan Arafa: non era solo un atto simbolico, ma una presa di posizione netta sulle migrazioni e sulla dignità degli esseri umani. Riace è stata questo: un campo di battaglia su cui si scontravano due visioni opposte del mondo. Quel che è certo è che la mia storia giudiziaria è totalmente immersa nella situazione politica del Paese. Credo di essere stato colpito – conclude Lucano – per ciò che Riace rappresentava».

La decisione della Corte e il nodo della Legge Severino

La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha confermato ieri la decadenza di Lucano dalla carica di sindaco di Riace per la condanna definitiva a 18 mesi (pena sospesa) per falso, confermata dalla Cassazione a febbraio 2025, che ha fatto scattare l’ineleggibilità ai sensi della Legge Severino.

I legali di Lucano – che hanno preannunciato un nuovo ricorso per Cassazione – avevano evidenziato che i giudici penali, pur condannandolo per falso, avevano escluso che l’atto fosse stato compiuto con abuso di potere o violazione dei doveri d’ufficio per fini personali, escludendo così l’applicazione dell’art.10 della legge Severino.


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