Cecilia e Davide, l’arte di essere una coppia
Questo articolo è stato pubblicato sull’allegato Air del n. 18 di Vanity Fair
Prima i fari si sono accesi su Davide Ferri, critico d’arte e curatore: quando c’è stata Arte Fiera a Bologna, lo scorso febbraio, hanno chiesto a lui, che era il direttore designato, tutti i quanto, i come e i perché del mondo artistico. «E in quel momento mi sono posto io stesso tante domande: cosa significa fare una fiera d’arte, mentre il mondo va in fiamme? Fino a che punto le fiere possono rimodellarsi? Credo che la fiera, lungi dall’essere un formato obsoleto, rimanga fondamentale, non solo per quello che viene esposto, ma anche per le relazioni umane: soddisfa quel desiderio di incontrarsi e credo che possa continuare a rispondere a qualcosa di profondo».
A distanza di pochi mesi, ora le luci stanno illuminando soprattutto lei, Cecilia Canziani, storica dell’arte, curatrice del Padiglione Italia alla 61esima edizione della Biennale di Venezia, che quest’anno apre i battenti il 9 maggio e continua fino al 22 settembre: «Quando è arrivata la proposta è stata un’emozione enorme. Ho cercato di affrontarla pensando prima di tutto alle mie relazioni, quelle costruite negli anni: l’arte è fatta molto anche di rapporti di affetto e di scambio ed è per questo che ho coinvolto l’artista Chiara Camoni per questo progetto che abbiamo intitolato “Con te con tutto”, una chiamata al raduno e alla collaborazione. Quando devi affrontare qualcosa di così impegnativo è importante avere accanto persone con cui hai già fatto un pezzo di strada».
Cecilia e Davide si alternano sulla scena dell’arte, scrivono libri e curano mostre. Sono in leggera competizione, che però gestiscono bene, sempre con ironia e mai con tensione. E, by the way, loro sono una coppia da quasi vent’anni. Lui, docente di Museografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna, si è negli anni specializzato nello studio della pittura; lei, co-fondatrice del centro di ricerca sull’arte contemporanea Iuno e del progetto editoriale di libri per l’infanzia Les Cerises, preferisce le sculture. Insieme hanno un figlio, si supportano a vicenda, discutono, insieme sono cresciuti: «Ci consultiamo continuamente. Ci ammorbiamo, in modo alternato, l’uno con l’altra». Fino a ora, però, hanno cercato di non lavorare sugli stessi progetti: «Quando è successo abbiamo litigato».
L’intervista a Cecilia Canziani e Davide Ferri
Vi capita di essere in disaccordo su qualche artista o su alcune scelte curatoriali?
Cecilia Canziani: «Sì, capita eccome. Ognuno ha la sua storia, le proprie inclinazioni irriducibili. Per me, per esempio, è importante che, in un’opera, come in un artista o in un luogo, ci sia sempre qualcosa di resistente, qualcosa che non si lascia domare facilmente. Io ho lavorato molto in gruppo, negli spazi indipendenti: non riuscirei mai a fare il lavoro che fa Davide, con quella complessità, con quella dimensione economica e organizzativa che sicuramente vivrei come molto faticosa e stressante».
Davide Ferri: «Siamo molto diversi, anche se poi ci sono artisti che magicamente sentiamo vicini nello stesso modo: entrambi per esempio amiamo molto Italo Zuffi, che lavora con performance, scultura e scrittura. Quello che Cecilia mi ha dato, in questi anni, è per me davvero inestimabile: ha aperto il mio sguardo sul lavoro delle artiste, su una dimensione più politica dell’opera d’arte. Sono cose che ho imparato guardandomi attorno con i suoi occhi, aprendo il mio sguardo sui mondi diversi che lei mi ha indicato. Prima di incontrarla ero in un certo senso anche più lento: lei mi ha insegnato a stringere i tempi e mi ha dato una bella svegliata».
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