Piemonte

Tensioni in maggioranza sullo statuto: Viale rallenta il voto in Consiglio


È un divorzio all’italiana, di quelli che non si consumano fino in fondo ma che lasciano segni evidenti, quello andato in scena ieri pomeriggio in Sala Rossa durante il Consiglio Comunale. Silvio Viale, il radicale irrequieto, il Franti della politica torinese (ribattezzato così dal sindaco Castellani, con riferimento al cattivo del libro Cuore), ha di nuovo rotto il copione. E lo ha fatto nel modo che meglio conosce: forzando le regole senza infrangerle.

Più di quaranta emendamenti, uno dopo l’altro, che hanno rallentato il voto sul nuovo statuto comunale.

Un’operazione chirurgica, degna della più ostinata opposizione. Non certo da un uomo della maggioranza. E infatti è proprio qui che il cortocircuito si è compiuto. A dirlo, senza più giri di parole, è stato il capogruppo dem Claudio Cerrato: “Fai ostruzionismo. Non sei in maggioranza. Il tuo è un appoggio esterno”. Una formula che sa di scomunica soft, ma pur sempre di scomunica. Parole a cui sono seguite quelle di condanna di Tiziana Ciampolini (Torino Domani) e gli applausi dei colleghi, segno che la pazienza si è assottigliata.

Un fatto politico, subito colto dalle opposizioni: “Viale venga con noi”, è stato l’invito immediato di Pierlucio Firrao (Torino Bellissima).

Il consigliere ribelle di Radicali + Europa rivendica di essere ancora in maggioranza: “I miei emendamenti? erano tutti di merito. Il ritardo? Solo di due ore”. Non è la prima volta che Viale diventa un elemento di disturbo. Da trent’anni frequenta il Consiglio comunale. Nel 1995 votò il piano regolatore ancora vigente. Conosce ogni piega del regolamento e sa come usarlo.

Nel tempo ha costruito il proprio personaggio: irriverente, teatrale, spesso sopra le righe. Dal kilt alle birre in aula. Tanta la sua capacità di provocare che, nel 2022, durante un incontro venne spinto, da un partecipante, contro una vetrata mandandola in frantumi.

Ieri ha tenuto banco in aula discutendo uno per uno i suoi emendamenti: dalla riduzione delle firme necessarie per presentare iniziative di delibera popolare e referendum, al linguaggio di genere, fino all’introduzione della laicità come “principio supremo” nello statuto. Riuscendo a boicottare il voto. Lo Statuto tornerà in aula lunedì. Allora, salvo sorprese, dovrebbe essere espresso il primo voto. Anche se, salvo accordi con la minoranza, sarà difficile raggiungere l’approvazione della delibera per cui servono i 2/3 dei votanti. E saranno necessarie più votazioni.


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