Friuli Venezia Giulia

Lea e Leo: Ritorno dell’Ostaria San Giusto

07.03.2026 – 15.30 – I residenti del rione di Cittavecchia la ricordano semplicemente con il termine dialettale ostaria, quella sulla curva sotto San Giusto: dopo alcuni anni di chiusura, oggi quel locale della Trieste che fu rivive, assieme al suo tipico buffet con polpette e verdure impanate, accanto alla Villacher alla spina. Il tutto grazie all’iniziativa imprenditoriale di Lea e Leo, triestini d’adozione originari di Qingtian. Sono i nomi che marito e moglie si sono dati per farsi comprendere facilmente da chi parla in italiano o in triestino: tutti li conoscono come Lea e Leo, nel rione. L’antica insegna con la scritta «ostaria» è rimasta affissa sopra la porta d’ingresso. Ma il pubblico esercizio adesso si chiama Bar Nova. «Abbiamo scelto questo nome perché volevamo trasmettere un senso di novità. Inizialmente abbiamo pensato a Nova come a una parola inglese», racconta la coppia cinese, in riferimento al fatto che la lingua inglese prende nova in prestito dal latino per indicare un fenomeno astronomico (la nova, distinta dalla supernova) e quindi per etimologia può alludere più in generale qualcosa di nuovo: «Poi abbiamo scoperto che la parola ha un significato simile anche in triestino». Roba nova, insomma. Così nuova che ha inaugurato a metà febbraio, nei giorni del Capodanno cinese 2026, sotto il segno del cavallo di fuoco.

«Viviamo da tanti anni nella zona, ci piace molto e abbiamo pensato di fare qualcosa di più per il quartiere», continuano Lea e Leo, già gestori della Latteria Pink che si trova sulla medesima via San Giusto: gli abitanti della zona sono affezionati, sono già abituati ad andare da loro, per un caffè o un brindisi veloce, tanto che hanno subito riempito il Bar Nova di fiori e piante come doni ben auguranti. «Il rione è tranquillo, le persone sono tutte coccole e gentili, passano, si fermano abitualmente. Quindi abbiamo pensato di mettere a posto anche questo locale. Ci dispiace solo che durante i lavori di riqualificazione abbia perso il suo aspetto originale, di una volta. Bisognava per forza fare tutto nuovo». Se i vecchi interni e arredi erano impossibili da salvare, lo spirito della tradizione triestina continua a vivere nell’impronta che gli esercenti cinesi hanno scelto di mantenere nella nuova gestione. C’è appunto pure un tipico buffet con zucchine impanate, polpette e altri stuzzichini. Un piccolo buffet, senza caldaia, ma altrettanto caratteristico. «Volevamo fare sì che in qualche modo restasse anche qualcosa del vecchio, dell’antico», concludono Lea e Leo: «Ci piace che quando entra la gente a chiedere qualcosa, noi possiamo rispondere che ce l’abbiamo. Ci piace il fatto che il modo in cui si vive in questo rione ricorda in qualche modo l’atmosfera della nostra Qingtian, in Cina. Quand’eravamo bambini, era ancora un piccolo paese, ci si conosceva tutti, ci si salutava. Si usciva per pranzo, si andava in giro per tutto il paese, si mangiava un pochino qua e un pochino là». Proprio come in un tour dei buffet alla triestina.

[l.g.]




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »