“Duecento ettari inquinati e nessun suolo risanato”

C’è un luogo, in Friuli Venezia Giulia, dove il passato industriale continua a pesare sul presente. È il SIN Caffaro di Torviscosa, in provincia di Udine, un’area inserita da oltre vent’anni tra i Siti di Interesse Nazionale e ancora oggi segnata da bonifiche lente, contaminazioni irrisolte e un futuro sospeso tra rilancio produttivo e risanamento ambientale. Proprio qui si è conclusa la seconda edizione della campagna nazionale “Ecogiustizia Subito – In nome del popolo inquinato”, promossa da Acli, Agesci, Arci, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera per riportare al centro del dibattito pubblico i luoghi simbolo dell’Italia inquinata e delle disuguaglianze ambientali e sociali.
Il flash mob per chiedere tempi più rapidi
Le associazioni hanno organizzato un flash mob nel comune di Torviscosa per chiedere giustizia ambientale, sanitaria e sociale. Al centro dell’iniziativa il tema dell’attesa: una lunga fila simbolica per rappresentare i troppi anni trascorsi senza risultati concreti sul fronte delle bonifiche. Nel pomeriggio, alle 18, al Centro civico di Cervignano del Friuli, in via Trieste 35, si è tenuta un’assemblea pubblica per discutere e sottoscrivere il “Patto di Comunità per l’Ecogiustizia”, con una serie di proposte operative per accelerare gli interventi e ripristinare il diritto alla salute, a un ambiente non inquinato e a uno sviluppo territoriale coerente con la transizione ecologica.
“Duecento ettari devono essere bonificati”
A oltre vent’anni dall’inserimento tra i Siti di Interesse Nazionale, il bilancio resta pesante. Secondo quanto denunciato dalle associazioni, nessun ettaro di suolo o di falda è stato finora risanato e certificato. La messa in sicurezza di due discariche, completata negli ultimi 18 mesi, viene considerata un passo avanti ma ancora del tutto insufficiente rispetto alla dimensione del problema. “Duecento e uno ettari di terreno inquinato devono essere bonificati, lo chiedono i cittadini della zona e chi abita attorno alla laguna”, afferma Luisa Contin di Legambiente. Resta critico anche il quadro sui sedimenti lagunari. Dopo l’avvio delle attività durante la prima gestione commissariale, il percorso per definire entità e tipologia della contaminazione risulta ancora incompleto e privo della validazione di Arpa.
Un territorio sospeso tra passato industriale e futuro da riscrivere
Secondo le associazioni promotrici, il caso di Torviscosa racconta una contraddizione ancora aperta. “L’area del SIN Caffaro di Torviscosa non può più restare sospesa tra due narrazioni: quella di un passato industriale ancora celebrato come simbolo di modernità e quella meno raccontata dei costi ambientali e sociali che quel modello ha lasciato in eredità al territorio e ai suoi abitanti. Oggi la sfida è capire se la transizione riuscirà finalmente a trasformarsi in un vero risanamento oppure se il peso del passato continuerà a rallentare il futuro della città”, dichiarano le associazioni promotrici. La richiesta è chiara: accelerare le bonifiche attraverso una governance regionale, un monitoraggio condiviso degli interventi e un maggiore coinvolgimento pubblico.
Il polo chimico continua a espandersi
Mentre la bonifica procede lentamente, il polo chimico-industriale continua a guardare a nuove attività. Secondo le associazioni, entro il 2026 nell’area è previsto un nuovo impianto destinato al settore farmaceutico. Un elemento che rende ancora più urgente chiarire la direzione del sito: nuova industria, sì, ma dentro un quadro di risanamento, sicurezza ambientale e riconversione ecologica.
I 48 milioni e la sentenza da 117 milioni
Negli ultimi anni qualche passo avanti è stato registrato. Nel 2020 il ministero dell’Ambiente e la Regione Friuli Venezia Giulia hanno siglato un Accordo di Programma per interventi di risanamento ambientale del valore di oltre 48 milioni di euro. Nel 2024 una parte degli interventi è stata affidata al Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, che in 18 mesi ha concluso la messa in sicurezza permanente di due discariche presenti nel sito. Un altro passaggio rilevante riguarda il fronte giudiziario. Nel 2021 la Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto per Torviscosa un danno ambientale da 117 milioni di euro, attribuendone la responsabilità a LivaNova PLC nell’ambito della vicenda Caffaro.
Il Comune prova a immaginare il dopo bonifica
In questo contesto, il Comune di Torviscosa prova a costruire una prospettiva diversa. Con poco più di duemila residenti, l’amministrazione sta lavorando a un piano che intreccia riqualificazione ambientale, rilancio turistico e riconversione industriale. Tra le ipotesi ci sono la bonifica delle aree contaminate, l’installazione di impianti fotovoltaici sui terreni dismessi e progetti di reindustrializzazione del polo chimico, che potrebbero portare circa cinquanta nuovi posti di lavoro.
“I cittadini non vengono coinvolti”
Al centro delle richieste delle associazioni c’è anche il tema della trasparenza. Il timore è che le decisioni sul futuro dell’area procedano senza un reale coinvolgimento della popolazione e dei soggetti del territorio. “I cittadini non vengono coinvolti, tanto meno le associazioni, e questo comporta dubbi su quanto viene svolto. Per questo chiediamo maggiore trasparenza”, dichiara Serena Marcolin di Agesci.
Per questo Acli, Agesci, Arci, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera chiedono una cabina di regia regionale, un sistema condiviso di monitoraggio sugli interventi e percorsi di partecipazione pubblica che coinvolgano cittadini, associazioni e imprese. Tra le proposte c’è anche l’organizzazione, a Torviscosa, di un evento regionale in occasione della Giornata mondiale della Terra 2027 e negli anni successivi. L’obiettivo è fare il punto non solo sul SIN Caffaro, ma sull’intero quadro regionale delle aree contaminate: in Friuli Venezia Giulia ci sono due Siti di Interesse Nazionale e 159 siti d’interesse regionale, di cui circa 70 considerati critici.
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