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Gemini Spark: l’agente AI di Google che agisce in autonomia




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Google sta lavorando a qualcosa di più ambizioso del solito chatbot per l’app Gemini: si chiama Gemini Spark, ed è un agente AI che non si limita a rispondere alle domande, ma agisce in autonomia per portare a termine compiti complessi. Il nome è emerso dall’analisi del codice della versione beta 17.23 dell’app Google, dove ha sostituito la precedente dicitura “Gemini Agent”, ma forse è solo un prestanome interno per Gemini Intelligence.

Nomi a parte, la premessa di fondo è quella di un assistente che impara nel tempo: più lo usiamo, più affina la comprensione delle nostre abitudini e preferenze. Fin qui, niente di particolarmente nuovo rispetto a quanto promettono molti concorrenti, ma non si tratta di semplici suggerimenti contestuali.

Per funzionare, Gemini Spark attinge a una quantità di dati personali che fa alzare un sopracciglio: app connesse, cronologia delle chat, task, siti web su cui siamo loggati, posizione geografica e quella che Google chiama genericamente “Personal Intelligence“.

Non è un elenco rassicurante dal punto di vista della privacy, ma è coerente con il tipo di agente che vuole essere.

Il punto che merita attenzione vera, però, è un altro: Gemini Spark può condividere queste informazioni con terze parti per completare un compito. Google elenca esplicitamente nome, dati di contatto, file, preferenze e “informazioni che potreste considerare sensibili“. Non è scritto in piccolo nel contratto: è dichiarato chiaramente nella schermata di presentazione della funzione.

E c’è di più. Google avverte che Gemini Spark è progettato per chiedere il permesso prima di azioni sensibili, ma aggiunge che potrebbe comunque condividere dati o effettuare acquisti senza chiedere. Il consiglio ufficiale è di “supervisionarlo” e di non affidargli decisioni mediche, legali o finanziarie. Un disclaimer che, in tutta onestà, suona come un’ammissione di responsabilità limitata più che come una garanzia di sicurezza, anche se non è detto che rimanga così pari pari nella versione finale.

Sul piano pratico, come emerso su Reddit, Gemini Spark si integra nell’app con una nuova sezione nel menu di navigazione, con un layout a due schede: “Chat” e “Agent”.

Da qui possiamo creare nuovi task, vedere quelli attivi e programmare quelli ricorrenti. I casi d’uso mostrati nel codice sono tre:

  • Decluttering della casella email: riassume o archivia newsletter e cancella iscrizioni alle mailing list
  • Briefing pre-riunione: raccoglie informazioni rilevanti prima degli appuntamenti importanti
  • Digest di notizie personalizzato: approfondisce gli argomenti che seguiamo e ne traccia l’evoluzione

Sono esempi ragionevoli, e il potenziale di un agente del genere integrato nell’ecosistema Google è indubbio, per quanto non mancherà di suscitare perplessità anche sul fronte della possibile concorrenza. 

Come già sottolineato, queste informazioni su Gemini Spark non sono pubbliche, il che lascia margine per cambiamenti prima del lancio ufficiale. Anche perché un assistente che può spendere soldi e condividere dati sensibili senza conferma esplicita, non è esattamente il futuro che auspichiamo. E non parliamo nemmeno del tema della concorrenza, perché quanti altri agenti IA su Android potrebbero fare una cosa simile? A Google l’ardua sentenza.

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