Sanità. I Comitati si riuniscono a Silanus per tentare di salvare la sanità pubblica
Il Coordinamento dei Comitati Sardi per la Sanità Pubblica torna a mobilitarsi e fissa un nuovo appuntamento cruciale per il futuro dell’assistenza nell’isola. Sabato 16 maggio, a Silanus, i movimenti e le associazioni che compongono il fronte per la difesa del diritto alla salute si riuniranno in un’assemblea plenaria finalizzata ad analizzare l’attuale crisi del sistema sanitario regionale e a tracciare il percorso delle prossime iniziative di protesta e proposta.

Comitati per la salute pubblica
L’incontro si inserisce nel solco tracciato dalla grande manifestazione dello scorso 7 marzo a Cagliari, durante la quale una delegazione aveva incontrato i vertici delle istituzioni regionali, tra cui il Presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, la Presidente della Regione e Assessora alla Sanità Alessandra Todde, la Presidente della Commissione Sanità Carla Fundoni e i Presidenti dei Gruppi Consiliari. In quell’occasione era stato consegnato un documento unitario che raccoglieva le urgenze dei territori, con la richiesta centrale di approvare un Piano Socio Sanitario Regionale triennale. Tale strumento, aggiornato ai bisogni reali della Sardegna, è considerato indispensabile per ricostruire una medicina territoriale pubblica capace di garantire continuità assistenziale e ridurre la pressione impropria sui Pronto Soccorso.
Durante i lavori di Silanus, il Coordinamento valuterà con attenzione le azioni politiche adottate negli ultimi anni, esaminando provvedimenti e investimenti rispetto alla loro reale ricaduta sui cittadini e sul rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza, i cosiddetti LEA. Un’attenzione particolare sarà rivolta ai Distretti Socio-Sanitari, monitorando lo stato dell’assistenza primaria, l’avanzamento delle Case e degli Ospedali di Comunità e la capacità di offrire servizi di prossimità alle famiglie.
Resta tuttavia centrale e irrisolta la drammatica carenza di personale medico e sanitario. L’emorragia di professionisti sta infatti paralizzando l’intera filiera, compromettendo non solo la prevenzione e gli screening oncologici, ma anche le liste d’attesa per esami diagnostici fondamentali come risonanze, TAC e mammografie. La crisi investe anche il settore degli infermieri e degli OSS, mentre nei territori la fuga dei Medici di Medicina Generale appare inarrestabile: gli incentivi economici regionali si sono dimostrati insufficienti, con appena 70 risposte a fronte di quasi 500 posti disponibili.
A peggiorare il quadro si aggiunge l’imminente scadenza dei contratti per i medici e gli infermieri gettonisti delle cooperative, figure che finora hanno permesso la sopravvivenza di molti Pronto Soccorso e piccoli presidi ospedalieri. Secondo il portavoce regionale del coordinamento Alessandro Rosas, per salvare il servizio pubblico non bastano nuovi stanziamenti, ma occorre una visione d’insieme condivisa con tutti i soggetti coinvolti, dai Sindaci alle ASL, dai sindacati ai Direttori di Distretto e del PLUS, fino alle associazioni dei malati. Solo un progetto strutturato e un intervento straordinario sul personale potranno evitare che le azioni istituzionali rimangano frammentate e prive di efficacia.
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