Liguria

Genoa, De Rossi: “Contro l’Inter non è sconfitta scontata, vietato rassegnarsi alla mediocrità”


Genova. Non bisogna rassegnarsi alla mediocrità di chi vince contro il Torino e pensa sia scontato perdere contro l’Inter. O sentirsi già salvi: quando vedo troppa tranquillità rispetto alla classifica, è mio dovere rimettere pressione e responsabilità. Sabato sera il Genoa affronterà l’Inter al “Giuseppe Meazza” in San Siro, cornice iconica del calcio italiano che aveva visto i rossoblù giocarsela fino all’ultimo per strappare l’intera posta al Milan. La squadra di De Rossi, reduce dalla vittoria “scaccia-pensieri” contro il Torino, vuole provare nuovamente a giocarsela contro una delle big del nostro campionato. Precisamente, la capolista.

Il tecnico romano parla così della squadra di Chivu: “L’eliminazione dalla Champions penso che incida poco sulla preparazione della partita. L’Inter è una squadra costruita per vincere e ha ancora obiettivi importanti. Avrebbe avuto motivazioni alte comunque, ma l’orgoglio ferito dei campioni può renderla ancora più pericolosa”.

Emozioni forti per il ritorno a San Siro: “È uno stadio speciale, pieno di storia. Lì ho vissuto più vittorie che sconfitte contro squadre fortissime. La scorsa volta a Milano ci ha lasciato amarezza, ma anche la consapevolezza di potercela giocare contro il Milan”.

Sarà importante affrontare i neroazzurri con tanta attenzione, con un occhio di riguardo per i calci piazzati: “Ne abbiamo parlato a lungo. Finora abbiamo difeso bene contro squadre fisiche, ma servirà massima attenzione: possono segnare in tanti modi e sono probabilmente la squadra più forte del campionato”.

E fondamentale sarà il modo di stare in campo: “Contro squadre come l’Inter non puoi permetterti di lasciarle giocare: devi cercare di metterle in difficoltà. All’andata siamo stati eccellenti senza palla, ma troppo poco con il pallone. A questi livelli bisogna anche saper gestire il possesso per abbassare il loro ritmo e creare spazi”.

Sull’ipotesi di vedere una coppia composta da Messias e Baldanzi: “Mi piace schierare qualità e più soluzioni offensive perché è la strada più vicina al gol. Poi lo puoi fare con giocatori in grado di gestire la palla e sacrificarsi. Ma non sono convinto che contro l’Inter sia la partita adatta“.

“Il Torino si è abbassato perché siamo stati bravi a metterli lì con gestione e riaggressione – spiega -. Nel secondo tempo, forse pensando fosse finita, abbiamo abbassato ritmo e attenzione: bastava un gol di Zapata per riaprirla e complicarci il finale”.

Essere troppo verticali può portare a una partita come quella col Napoli: grande aggressività e recuperi, ma poca qualità con la palla. Contro squadre forti serve equilibrio tra fase difensiva e gestione del pallone – dichiara -. Le grandi squadre preferiscono avere la palla e soffrono quando devono rincorrere, ma sono organizzate per riprendersela. Noi stiamo crescendo nella gestione dei momenti e degli spazi. La verticalità e la ricerca della profondità restano fondamentali, insieme alla capacità di vincere seconde palle”.

Parlando della situazione infortunati, il tecnico inizia con una battuta su Messias: “A forza di stare fuori ha fatto amicizia col medico!“. Poi ha spiegato: “Lui sta bene e la squadra sta sostanzialmente bene, non ci sono infortuni lunghi. Qualcuno ha qualche acciacco ma va valutato. Norton-Cuffy non ha lesioni gravi, però è in dubbio per Milano. Otoa è tornato in campo e sta lavorando sulla caviglia: capiremo nei prossimi giorni quanto caleranno gonfiore e dolore”.

Se un giocatore può stare in campo, gioca. Ma se c’è il rischio di perderlo a lungo, preferisco non rischiare – aggiunge -. È una mia scelta: meglio un giocatore sano che un titolare non al meglio. Le alternative che abbiamo sono comunque affidabili”.

L’impronta di Daniele De Rossi in rossoblù ha portato ad una svolta importante per come la squadra scende in campo. Lavori in corso ma con primi buoni risultati: “Il Genoa perfetto probabilmente non lo vedremo a breve, ma stiamo mettendo basi solide. Col Torino il primo tempo è stato molto vicino alla mia idea: aggressivi, ordinati, capaci di gestire palla e limitare le imbucate. Nel secondo tempo abbiamo perso controllo e attenzione, e questo non deve succedere quando la partita sembra indirizzata”.

Tanto passa dalla mentalità: “La leggerezza serve quando il clima è pesante, per togliere pressione ai giocatori dopo una serie negativa. Non è menefreghismo, ma capacità di liberarsi dal peso mentale Non bisogna rassegnarsi alla mediocrità di chi vince contro il Torino e pensa sia scontato perdere contro l’Inter. O sentirsi già salvi: quando vedo troppa tranquillità rispetto alla classifica, è mio dovere rimettere pressione e responsabilità”.

Su Baldanzi: “È cresciuto molto: è diventato un giocatore con personalità, accentratore, capace di prendersi responsabilità. L’esperienza in una grande piazza lo ha fatto maturare. Si allena forte, non si risparmia e ha talento per accendere lo stadio con le sue giocate. È un giocatore importante per noi e ci dà soluzioni, ma la differenza la fanno atteggiamento e lavoro quotidiano. Il talento senza continuità e sacrificio non basta, e in Italia ci sono tanti esempi in tutte le categorie”.

Oltre alla qualità tecnica, ha dinamismo e capacità di riaggressione – continua -. Può diventare un centrocampista quasi unico nel panorama italiano per versatilità, ma è solo all’inizio e non deve accontentarsi: la continuità farà la differenza”.

Infine una chiosa sul Bødo-Glimt, che ha eliminato i neroazzurri in Europa: “Catenaccio e contropiede non sono parolacce, ma ridurre il Bødo-Glimt a questo è ingiusto: hanno avuto intensità e organizzazione. L’Inter poteva vincere, ma gli episodi contano. Grande merito a loro per il passaggio del turno”.

 




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