Grace Davies – The Wrong Side Of 25: In fuga dall’X Factor :: Le Recensioni di OndaRock
Facile dirlo adesso, ma tant’è: Simon Cowell non è mai stato un vero manager discografico, la sua fortuna risiede nell’aver manipolato il formato televisivo dei talent show al momento adatto, costruendo un impero mediatico che ha lasciato centinaia di momenti virali, ma decisamente poca musica degna di nota. Così, quando la sua etichetta discografica Syco ha chiuso i battenti nel 2020 dopo diciotto anni di attività, quasi nessuno si è strappato i capelli, dal momento che l’operazione non era altro che l’ultimo gradino di un’ormai cigolante catena di montaggio. Poco importano i milioni di album usa-e-getta venduti da Leona Lewis, One Direction e Little Mix, una volta passata la sbornia della vittoria, lo stesso Cowell mostrava scarso interesse per il futuro dei suoi prodotti.
Ma la povera Grace Davies aveva appena vent’anni quando, nel 2017, si presentava alle audizioni dell’X Factor con una composizione originale, “Roots”, che le valse i favori di pubblico e giuria – arrivò seconda in finale, dietro la boyband Rak-Su – e una capatina nella Top 100 inglese. Col senno di poi sappiamo che neanche lei avrebbe ricevuto grossi aiuti per avviare una carriera, ma indubbiamente la chiusura della Syco l’ha deragliata nel momento più delicato, facendole perdere quel poco di attenzione che si era guadagnata.
Oggi Grace di anni ne ha 28, alle spalle una gavetta faticosa ma ancora animata dalla passione per il proprio mestiere, con in più la libertà dell’indipendenza discografica, che le consente di pubblicare un debutto elettro-acustico squisitamente melodico ma curioso, buffo e roboante. Il segreto sta nell’evitare la melassa tradizionalista di Ed Sheeran e Lewis Capaldi, preferendo mescolare il (brit)pop-rock di Robbie Williams e Melanie C con la sfacciataggine di Kate Nash e Lily Allen – viene naturale un parallelo con l’irlandese CMAT.
Ma tra disastrosi appuntamenti (“MDE”), dolcezze acustiche (“Butterflies”, “I Hope I Never Live To Love Again”) e adrenaliniche serate al pub (“Do Or Die”, “Hotel Delilah”), Grace intrattiene con simpatia e un caloroso spirito blues. Spetta a “Youngest I’ll Ever Be” il compito di raccontare il recente spaccato di vita, stavolta sopra una tersa una linea di piano che pare uscita da “Feel” del Robbie di cui sopra.
Ma il pop di Grace ha anche aspirazioni nobili; accompagnato da un esilarante videoclip, il singolo “Super Love Me” infila il pre-chorus più accattivante da mesi a questa parte sopra un ottovolante targato Abba – e tacciamo del lacrimevole giro armonico di “Another Night”. Ma ci sono anche pacchi di Beatles sulla circolare “Lonely Long Enough”, mentre la chiusura, affidata alla doppietta “It’s Mean When You Don’t Mean It” e “25”, mostra l’enfasi orchestrale di un Jeff Lynne.
Non inventa dunque niente, “The Wrong Side Of 25”. Ma come ascolto è più che sufficiente per presentare un’autrice simpatica, capace e pertinente, che sa intrattenere un po’ tutti, dai nonni ai nipotini, senza mai dar l’impressione di essere fuori posto – una sottigliezza, questa, che la Syco probabilmente non sarebbe riuscita a pubblicizzare a dovere.
Da qualche parte nelle retrovie più inclementi dell’industria discografica, insomma, c’è anche Grace Davies, con un album di debutto che si lascia ascoltare meglio di tanti prodotti da Top 40 – ma anche di svariate proposte indie spacciate per qualità. Sarebbe curioso se, tra tutte le vittime dell’X Factor con la sigla one hit wonder stampata in fronte, fosse proprio Grace ad avere un futuro migliore – stando ai momenti salienti di questo album, se lo meriterebbe proprio.
21/01/2026




