Marche

«Ho lasciato Londra per le nostre montagne e ora vinco le maratone a -15 gradi». Il fermignanese Marco Mignano è argento alla Corsa della Bora di Trieste


FERMIGNANO – Il secondo scalino del podio della Corsa delle Bora di Trieste svoltasi nei giorni scorsi è stato fermignanese, grazie a Marco Mignano, tesserato con la Never Stop Run di Senigallia. Scappato nel 2014 dal grigiore di Londra, dove faceva il programmatore, nel 2022 voleva buttare già qualche chilo di troppo e si è iscritto a una gara in montagna, luogo per cui da qualche anno gli era nata una particolare passione. 

Da passione a lavoro


«Sono arrivato terzultimo, è stato durissimo, mi dovevo fermare e sdraiarmi di tanto in tanto – racconta –. Non ero preparato fisicamente, non avevo mai fatto nemmeno una maratona su strada, ma mi sono innamorato della corsa, tanto da fare un corso da coach da Ultra Trail in America, a distanza. Ora è diventato il mio lavoro, ho anche un canale YouTube». Ultima prova da 102 chilometri con 3.600 metri di dislivello a Trieste. «L’avevo fatta l’anno scorso, quindi quest’anno sono andato più preparato – spiega –. Gli sbalzi termici possono essere pericolosi, quando tira il vento le temperature arrivano a -15 gradi. Quando sei stanco devi continuare non solo per puntare al podio, ma per evitare di congelarti. Con uno sforzo così devi bere e mangiare con attenzione, anche se non hai stimoli a farlo, visto il freddo. L’aspetto della notte è molto interessante (la partenza è stata a mezzanotte), fai la notte in bianco, cerchi di risparmiare energie, il sonno lo accumuli la notte prima, è una dura prova. Il sonno può diventare davvero l’aspetto più critico, all’inizio il freddo aiuta a non sentirlo, ma la sfida fisica è molto importante e la stanchezza è tanta – continua –.

Mi sono preparato, per questa specifica competizione da metà ottobre, ma partivo da una forma fisica buona. Mi alleno sei giorni su sette, anche solo per un’ora, un’ora e mezzo al giorno, la costanza in questo sport ripaga. Faccio solo corsa, non palestra, ma ognuno deve trovare la propria quadra. Sfrutto il Pietralata e la zona del Furlo per gli allenamenti, mi piacciono molto e la loro conformazione è perfetta per i miei allenamenti. Da quando ho iniziato a fare questo sport il mio metabolismo è cambiato tantissimo, consumo molto meno per fare molto più: nella società moderna non serve questo spirito».

La soddisfazione

Grande soddisfazione per questo secondo posto con un tempo di 11 ore e 40 minuti, oltre un’ora e mezza in meno rispetto al proprio record personale stabilito nell’edizione precedente. «Questa è stata l’ultima gara, ma l’evento più significativo a cui ho preso parte è la SwissPeaks Trail dello scorso anno, in Svizzera: 415 km con 28 mila metri di dislivello. L’ho corsa in 120 ore dormendo 9 ore in totale, con una media di meno di 3 ore a notte – conclude –. Credo che le gare siano una grande metafora della vita: sacrificio e fatica, per arrivare al risultato. Una cosa che questo sport insegna tantissimo è apprezzare le piccole cose. Non ci sono confort e dopo una competizione apprezzi una doccia calda, un letto comodo, un pasto caldo. Sì credo che l’aspetto più bello sia l’apprezzare le piccole cose, in contrapposizione al consumismo a cui siamo sempre più abituati».




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