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Voidling Bound Recensione: l’erede spirituale di Skylanders senza statuine




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Recensione Voidling Bound

Vi ricordate quando nei negozi di elettronica c’erano interi scaffali dedicati agli Skylanders? Oggi sembra preistoria, ma per alcuni anni quelle statuette furono un fenomeno enorme. Bastava appoggiarle su un portale collegato alla console per vedere il personaggio prendere vita nei tanti titoli che si sono susseguiti dal 2011 al 2016.

La particolarità era che progressi e potenziamenti venivano salvati direttamente nella statuetta, permettendo di portare il proprio personaggio a casa degli amici e continuare l’avventura insieme. La serie si è evoluta per diversi capitoli, ma il costo sempre crescente delle action figure finì per rendere il modello difficile da sostenere e Skylanders scomparve lentamente dalle scene.

Voidling Bound raccoglie parte di quell’eredità. È sviluppato da Hatchery Games, uno studio canadese formato da ex sviluppatori che hanno lavorato su diversi titoli della serie Skylanders. Non sono i creatori originali del franchise, sia chiaro, ma l’influenza si percepisce chiaramente. Si tratta di un piccolo gioco indipendente da poco più di 20 euro che mescola collezione di creature, combattimenti ed una dose di evoluzione genetica. Si intravedono anche le influenze di Spore, il celebre gioco di Will Wright, soprattutto nello stile delle creature e nelle possibilità di combinare caratteristiche diverse delle stesse. Ve lo raccontiamo in questa recensione

Scheda videogioco

  • Publisher
    Hatchery Games
  • Sviluppatore
    Hatchery Games
  • Genere
    Azione, gioco di ruolo
  • Numero giocatori
    1
  • Lingua
    Inglese
  • Disponibile su

Non si può certo dire che Voidling Bound abbia una storia, anche perché si apre con un brevissimo filmato che ci introduce ad una minaccia che sta corrompendo interi universi, che non approfondisce più di tanto. Vi basti sapere che la sostanza malsana creature ostili e, allo stesso tempo, sui vari pianeti nascono esseri capaci di contrastarla. Il nostro protagonista è un astronauta che è in grado di entrare in sintonia mentale con queste creature e controllarle direttamente durante le missioni.

Nell’hub controlliamo l’anonimo personaggio, mentre nelle missioni guidiamo le creature. L’avventura si sviluppa attraverso quattro mondi, di cui l’ultimo in pratica ospita solo la battaglia finale, oltre ad una modalità di fine gioco della quale vi parleremo a breve.

Come avrete senz’altro intuito, il titolo è prima di tutto un monster collector. Durante le missioni si raccolgono uova da schiudere per ottenere nuove creature e frammenti di DNA elementale utilizzati per evolverle.

Le specie disponibili sono solo nove, un numero piuttosto limitato, ma ciascuna offre un sistema di progressione abbastanza profondo. Le evoluzioni modificano statistiche, abilità, elementi e persino l’aspetto estetico delle creature, permettendo una buona dose di personalizzazione, ulteriormente impreziosita dai vari servizi offerti nell’hub, dalla palestra per potenziarli, all’incubatrice per sviluppare meglio i loro talenti.

Il gameplay invece è assimilabile ad uno sparatutto d’azione in terza persona, piuttosto pulito ed immediato. Certo, alcune creature combattono in mischia, ma il sistema funziona decisamente meglio con quelle basate sugli attacchi a distanza. Mitragliatrici, fucili a pompa e missili guidati vengono reinterpretati come abilità biologiche dei vari mostri.

Il problema principale, senza girarci troppo attorno, è la varietà. Le nove specie finiscono per essere poche per un gioco che punta molto sulla raccolta e sulla scoperta, e anche il designo dei livelli non aiuta in tal senso. Aprire le uova non è entusiasmante, visto che finirete per avere doppioni su doppioni (su doppioni) da evolvere solo per scoprire tutte le varianti delle stesse.

I pianeti poi appaiono come una successione di arene collegate tra loro: si eliminano tutti i nemici, si purifica la corruzione e si passa alla stanza successiva fino al boss finale. Ogni tanto compare qualche semplice sezione platform, nulla che cambi davvero il ritmo dell’avventura.

Anche le missioni sono piuttosto ripetitive e si dividono sostanzialmente tra modalità sopravvivenza e percorsi lineari da completare stanza dopo stanza. Solo nel finale si sblocca una modalità con elementi roguelite, nella quale si decide se continuare a rischiare per ottenere ricompense migliori o ritirarsi e conservare quanto guadagnato.

Si vede chiaramente che siamo di fronte a una produzione indipendente dal budget contenuto, e i circa 25 euro richiesti lo riflettono. Per dire, i personaggi sono privi di doppiaggio, eppure su quello si può pure soprassedere. È un peccato che la scarsa varietà di creature e il level design molto scolastico ne limitino il potenziale, perché il sistema di evoluzione e personalizzazione funziona davvero bene.

Non solo è possibile modellare l’aspetto della creatura secondo le proprie preferenze, ma anche intrecciare passive, combinare tratti provenienti da specie diverse e modificare le abilità attive tra le varianti sbloccate. Il risultato è un sistema di personalizzazione che, nelle intenzioni, punta a dare libertà creativa e sperimentazione continua.

Ed è proprio questa la parte più riuscita dell’esperienza: la ricerca della combinazione perfetta, la sperimentazione e la costruzione progressiva di una creatura sempre più efficace e coerente con il proprio stile di gioco. Tuttavia, è anche il punto in cui il gioco mostra il suo limite principale. Un sistema del genere avrebbe bisogno di molte più variabili, non necessariamente infinite, ma sicuramente più numerose e varie, oltre a livelli più ricchi e rigiocabili per esprimere davvero tutto il suo potenziale. Così com’è, resta un’idea interessante che non riesce a esplodere del tutto.

Voidling Bound è attualmente disponibile solo su PC ed è interamente in lingua inglese, ed è previsto l’arrivo su altre piattaforme in futuro.

Il codice digitale per questa recensione è stato fornito da Hatchery Games, che non ha avuto un’anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Potete leggere maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld a questo link.

Giudizio Finale

Voidling Bound

Voidling Bound finisce per funzionare più come un laboratorio di personalizzazione dei mostri che come un monster collector. Il fulcro dell’esperienza non è tanto la scoperta di nuove specie, quanto la costruzione della creatura “perfetta”, quella capace di cancellare i nemici a schermo nel minor tempo possibile. È qui che il gioco trova la sua identità e il suo divertimento più puro, anche se il sistema avrebbe avuto bisogno di molto più respiro, di più variabili, più combinazioni e soprattutto livelli più ricchi, articolati e rigiocabili, magari sostenuti da modalità e obiettivi differenti. Così com’è, resta un’idea interessante che non riesce a esplodere fino in fondo, ma anche un indie da tenere d’occhio se amate questo tipo di esperienze, pur con tutti i limiti evidenti della produzione.

Voto finale

Voidling Bound

Pro

  • Combat immediato e leggibile
  • Tante varianti evolutive
  • Buona personalizzazione (anche estetica) delle creature

Contro

  • Poche specie disponibili
  • Poca varietà nelle missioni
  • Level design ripetitivo

Giorgio Palmieri

Giorgio Palmieri
Da oltre dieci anni nel network di SmartWorld, ho iniziato il mio viaggio con AndroidWorld recensendo videogiochi mobile, con un occhio di riguardo per le perle nascoste negli angoli più reconditi dei negozi virtuali. Nel tempo, la mia passione è cresciuta insieme al sito, permettendomi di esplorare il mondo della tecnologia a 360°. Mi piace definirmi un jolly: scrivo, edito e collaboro a tutto ciò che mi appassiona. Ma, nel profondo, il mio cuore batte sempre e solo per loro: i videogiochi.

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