Marche

Urbino, la Corte dei Conti bacchetta il Comune: «Irregolarità nella gestione finanziaria»


URBINO La Corte dei conti, diverse volte chiamata in causa dai banchi delle opposizioni, tira le orecchie al Comune ducale invitandolo «ad adottare comportamenti conformi a una sana gestione finanziaria, raccomandando un monitoraggio rigoroso dei residui, la corretta quantificazione dei fondi di garanzia e l’assolvimento degli obblighi di trasparenza». Come si legge, dunque, dalla deliberazione “n. 103/2026/PRSP” della Sezione regionale di controllo per le Marche, emergono «diversi rilievi e irregolarità riguardanti la gestione finanziaria del Comune di Urbino per gli esercizi 2023-2024». 

Nel dettaglio

I punti più critici evidenziati dalla Magistratura contabile: anzitutto la sotto stima del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità. Il rilievo principale riguarda la mancata svalutazione di numerose entrate di dubbia esigibilità. «L’ente – si legge nel documento – non ha assoggettato ad accantonamento diverse risorse, nonostante i relativi residui fossero in crescita o riferiti a crediti molto vecchi. Questa pratica può portare a finanziare spese effettive con entrate non disponibili, creando un disavanzo sostanziale nascosto». La Corte ha ricostruito d’ufficio un Fcde teorico, rilevando «differenze significative rispetto a quanto accantonato dall’Ente (una differenza di oltre 560.000 euro per il solo 2024)». Sulla Gestione dei Residui Attivi e Crediti Vetusti, la Corte segnala una situazione di «tendenziale peggioramento» e la presenza di crediti molto antichi. «Sono stati rilevati residui attivi risalenti addirittura al 2008 (200.000 euro per opere murarie) e al 2013, spesso privi di un’adeguata documentazione che ne giustifichi il mantenimento in bilancio». Per diverse entrate, si continua a leggere, «le percentuali di incasso sono critiche, spesso inferiori al 40% o addirittura vicine allo zero per i residui antichi». Alcuni crediti derivanti da mancate alienazioni (un fabbricato del 2015) «sono stati mantenuti in bilancio senza un reale monitoraggio, in contrasto con i principi di sana gestione». Nonostante la corrispondenza formale dei saldi, la gestione della liquidità presenta anomalie. Il Comune, per esempio, «ha fatto un ricorso “massiccio” e costante agli incassi vincolati per pagare spese correnti (per 242 giorni nel 2024), segnale di forti tensioni finanziarie». Sono emerse discrepanze contabili tra gli utilizzi e i successivi reintegri dei fondi vincolati negli anni 2022 e 2023. La Corte ha contestato «la giacenza di somme su conti postali e bancari non ancora riversate nella tesoreria principale, pratica che viola le norme sulla gestione della liquidità».

Incongruenze

Infine, irregolarità nella “Trasparenza e Contabilità” è stata accertata «l’omessa pubblicazione sul sito web istituzionale di documenti fondamentali come i bilanci, i rendiconti e le relazioni sulla gestione; sono state riscontrate incongruenze tra i saldi finali di un esercizio e quelli iniziali del successivo, in particolare riguardo alle quote vincolate e destinate del risultato di amministrazione». Sulla contabilizzazione Pnrr: «L’ente non ha applicato correttamente le regole di imputazione per i contributi “a rendicontazione” del Pnrr, rischiando di sovrastimare le entrate».




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