Cultura

A Place To Bury Strangers

Dieci anni di esperimenti, alcuni abortiti anzitempo, altri rimasti colpevolmente chiusi dentro un cassetto o assurti all’oscuro ruolo di B-side: materiale che ora trova un tetto comune sotto il quale alloggiare, all’interno di un capitolo che conferma la figura di Oliver Ackermann come centralissima nell’evoluzione del rumore bianco e delle stratificazioni sonore nel nuovo millennio.
Con “Rare And Deadly”, gli A Place To Bury Strangers compilano un’antologia della distorsione, un compendio di ciò che accade quando il post-punk decide di schiantarsi a trecento all’ora contro un muro di amplificatori valvolari. L’attenzione per l’atmosfera è maniacale: deve essere plumbea, oscura, ricca di spazi angusti e saturi disegnati seguendo l’estetica del caos controllato; “luoghi per seppellire gli sconosciuti” che si rigenerano da anni attraverso un processo di regolare distruzione e ricomposizione. Materia sonora incandescente, dunque, che evoca i fantasmi dei Jesus and Mary Chain, ma dopo essere stati sottoposti a un trattamento elettroshock.

Le chitarre di Ackermann sembrano piegarsi sotto il peso dei pedali autocostruiti e commercializzati attraverso la ditta di proprietà Death By Audio, effetti in grado di trasformare il segnale elettrico in puro espressionismo astratto, fra riverberi siderali e claustrofobia urbana.
La melodia prova a fare capolino tra le macerie (emergendo limpida in “Where Are We Now”), ricordandoci che gli APTBS possiedono un’anima pop, per quanto risulti sepolta sotto metri cubi di detriti industriali. La sezione ritmica detta tempi serrati, quasi dance, ma sempre nell’accezione più macabra e “dark” del termine, esaltata dal tipico contrasto shoegaze: la carezza che nasconde un rasoio. La voce, riverberata, distante, come se giungesse attutita dalla stanza accanto, agisce come collante emotivo in un costante turbinio di feedback, con il volume che diviene arma di resistenza culturale, di intransigenza intellettuale, un modo assolutamente personale di ricercare l’espediente in grado di fondere insieme la melodia con i più brutali degli assalti sonori.

Ma come mai queste canzoni non sono mai state pubblicate prima? La risposta risiede nella natura stessa di Oliver Ackermann, un artista che vive in un costante stato di “caos creativo”. “Rare And Deadly” non è certo un’operazione commerciale tardiva, quanto il recupero ragionato di dieci anni di (dis)avventure sonore (2015-2025), finalmente disseppellite.
Molte di queste tracce sono nate da sperimentazioni fallite o da incidenti tecnici, basti ascoltare quanto “disturbato” possa risultare un delirio sonoro come quello espresso in “Crash”. Ackermann ha spesso dichiarato che alcuni pezzi sono nati da pedali che stavano letteralmente andando a fuoco, oppure da nastri magnetici devastati. Inizialmente scartati perché considerati “troppo instabili” o incompleti, hanno acquisito un fascino spettrale col passare degli anni. Il periodo coperto (l’ultimo decennio) è stato segnato da profondi cambiamenti nella line-up: molte canzoni sono rimaste nel limbo, mentre una versione della band si scioglieva e una nuova lentamente prendeva forma, rappresentando frammenti di un’identità in mutamento che non trovavano posto nella narrativa dei dischi ufficiali.

Alcuni brani affrontano temi emotivamente pesanti e dolorosi: Ackermann ha spiegato di averli tenuti per sé, perché li percepiva come troppo personali, fin quando non ha deciso che fosse giunto il momento di condividerli col mondo. Fedeli al loro spirito anarchico, gli APTBS hanno deciso di pubblicare queste rarità in un modo unico: ogni formato (vinile, cd, cassetta, digitale) presenta una sequenza diversa: non esiste quindi una tracklist ufficiale dell’album: il modo per affermare che questa musica non è mai stata pensata per essere “confezionata”, bensì per restare un’esperienza frammentata e pericolosa.
Dopo aver decantato per qualche anno, queste tracce, grazie al distacco temporale, hanno acquisito un senso compiuto, una modalità per essere comprese, tanto che alla fine più che scarti si sono trasformati nella vera spina dorsale del suono degli APTBS, con dentro alcuni fra i migliori brani incisi dalla band in questi ultimi dieci anni. Una su tutte: “Song For Girl From Macedonia”.

23/04/2026




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