Tra guerra e inflazione, l’economia globale perde fiducia
Aprile si chiude con un quadro economico globale tutt’altro che rassicurante. Nonostante il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran abbia temporaneamente allentato la tensione geopolitica, il clima tra consumatori e imprese resta fragile. Negli Stati Uniti, il sentiment dei consumatori è sceso ai minimi storici proprio in queste settimane, segnale evidente di una fiducia che fatica a riprendersi.
Eppure, il paradosso è evidente: mentre le famiglie americane diventano più caute, l’attività economica mostra segnali di crescita. I dati PMI di aprile indicano un’economia ancora in espansione, ma accompagnata da un aumento dei prezzi legato proprio alle tensioni internazionali. Una combinazione che rende difficile il lavoro della Federal Reserve, sempre più sotto pressione anche politica. L’ex governatore Kevin Warsh ha parlato apertamente di un necessario “cambio di regime”, mentre Donald Trump spinge per un taglio immediato dei tassi.
In Europa il quadro è diverso, ma non meno complesso. L’economia dell’Eurozona torna a contrarsi ad aprile, frenata soprattutto dall’impennata dei costi. Francia e Germania mostrano segnali di debolezza: il settore privato francese registra la contrazione più rapida degli ultimi 14 mesi, mentre quello tedesco torna in territorio negativo per la prima volta in quasi un anno. La Bundesbank resta cautamente ottimista sul primo trimestre, ma riconosce che il conflitto con l’Iran pesa come un macigno sulle prospettive.
In questo contesto, la Banca Centrale Europea si muove con prudenza. Christine Lagarde ha avvertito che l’inflazione potrebbe superare le previsioni, mentre l’istituto cerca di evitare una spirale inflazionistica alimentata dalla geopolitica. I dati Eurostat indicano prezzi al consumo in crescita del 2,6% su base annua a marzo, un livello che mantiene alta l’attenzione.
Il Regno Unito offre segnali contrastanti: da un lato le vendite al dettaglio sorprendono positivamente con un +0,7% a marzo, dall’altro l’inflazione balza al 3,3%, spinta soprattutto dai carburanti. La Bank of England, secondo diversi analisti tra cui Bank of America, dovrebbe mantenere i tassi invariati, in attesa di maggiore chiarezza.
In Asia, il Giappone continua a vivere una situazione peculiare: l’inflazione accelera, ma quella “core” resta sotto il target della banca centrale, lasciando aperti gli interrogativi sulla futura politica monetaria.
E l’Italia? Il nostro Paese mostra qualche segnale positivo sul fronte commerciale, con un surplus salito a 4,94 miliardi di euro a febbraio. Tuttavia, l’Istat conferma un rapporto deficit/PIL al 3,1% per il 2025, raffreddando le aspettative del governo su un miglioramento più rapido dei conti pubblici.
Infine, i mercati finanziari riflettono tutte queste tensioni. Il petrolio torna a correre, con il Brent sopra i 106 dollari al barile, mentre l’oro arretra sotto la pressione di un dollaro più forte. Il Bitcoin, invece, continua la sua corsa, superando i 78.000 dollari e avvicinandosi al quarto rialzo settimanale consecutivo.
Dott. Alessandro Pazzaglia, consulente finanziario autonomo, www.pazzagliapartners.it




