Trump valuta la ripresa dei raid. “La tregua in terapia intensiva”
La tregua in Medioriente continua a reggere nonostante il duro botta e risposta tra Usa e Iran, con entrambe le parti che rimangono ferme sulle proprie posizioni. Anche se per Donald Trump il cessate il fuoco è “in rianimazione, debolissimo dopo la proposta spazzatura che ci hanno mandato”. “È come quando entra il medico e dice: Signore, la persona a lei cara ha circa l’1% di probabilità di sopravvivere”, sottolinea il presidente, che secondo Axios valuta la ripresa di azioni militari. La sua reazione fa impennare i prezzi del petrolio e infrangere le speranze che si possa negoziare rapidamente un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz alla navigazione commerciale. “Non mi piace la loro lettera. Non mi piace la loro risposta. È inappropriata”, afferma in merito al responso di Teheran sul piano di pace Usa. Il tycoon non scende in ulteriori dettagli, pur definendo la soluzione diplomatica ancora “molto possibile”, e allo stesso tempo chiamando la leadership della Repubblica islamica “indegna”. L’Iran pensa che “subirò pressioni, ma non c’è alcuna pressione”, dice, insistendo sul fatto che gli Usa otterranno una “vittoria completa”. Riguardo alla questione dell’uranio arricchito, dice che Washington sta “sorvegliando” le scorte residue dell’Iran e, “a un certo punto”, se ne impadronirà. Mentre sabato, il presidente russo Vladimir Putin ha proposto di trasportare l’uranio arricchito fuori dal Paese e stoccarlo. Inizialmente vi era stato un accordo in tal senso, ma gli Usa hanno improvvisamente irrigidito la loro posizione.
Trump intanto punta a sospendere la tassa federale sui prezzi dei carburanti, una nuova mossa volta ad attenuare l’impatto finanziario sulle tasche degli americani derivante dalla guerra. “Sospenderemo l’imposta per un certo periodo di tempo e, quando il prezzo scenderà, la reintrodurremo gradualmente”, spiega. Per Amin Nasser, Ceo del colosso petrolifero saudita Aramco, anche “se Hormuz riaprisse oggi, ci vorrebbero comunque mesi affinché il mercato si riequilibri. Se poi la sua riapertura dovesse subire un ulteriore ritardo di qualche settimana, il ritorno alla normalità si protrarrebbe fino al 2027”. “L’unica cosa che abbiamo chiesto sono i nostri legittimi diritti”, afferma da parte sua il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei, elencando le condizioni della Repubblica islamica, ossia “la fine della guerra nella regione, compreso il Libano, la revoca del blocco statunitense sui porti iraniani e lo sblocco dei beni appartenenti al popolo iraniano, ingiustamente congelati da anni”. “Gli Usa continuano a avanzare richieste irragionevoli, ma noi contrastiamo le loro prepotenze – prosegue Baghaei – Che Washington accetti la proposta o entri in guerra, noi decideremo di conseguenza. Combatteremo ogni volta che saremo costretti a farlo, oppure ricorreremo alla diplomazia, se ci sarà spazio”. Per lui, le loro contro-proposte sono “generose e razionali e vanno a beneficio della regione e del mondo”. E riferendosi alle notizie secondo cui i paesi europei stanno per dispiegare navi da guerra per aprire lo Stretto di Hormuz, sottolinea che “non dovrebbero soccombere agli atti di arroganza degli Stati Uniti e di Israele e lasciarsi ingannare da loro.
Dovrebbero astenersi dal compiere qualsiasi mossa che comprometta i loro interessi, perché qualsiasi intervento nello Stretto o nel Golfo Persico comporterebbe ulteriori complicazioni e un aumento dei prezzi dell’energia”.
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