Corriere della Sera contro i pacifisti: gli editoriali di Galli della Loggia e Panebianco
Una vera e propria guerra contro il pacifismo, affiancata da un sostegno incondizionato al riarmo. Il Corriere della sera si schiera contro i pacifisti. Lo fa mettendo in campo due editoriali di altrettante firme di punta del quotidiano di via Solferino: lo storico Ernesto Galli della Loggia e il politologo Angelo Panebianco. Gli articoli sono stati pubblicati in prima pagina per due lunedì successivi, il 4 e l’11 maggio, e i punti chiave sono due: “Essere contro la guerra non ha senso” e la corsa al riarmo è necessaria per essere pronti a difendersi dai “nemici”, con tanto di contestazione dell’ala pacifista dei cattolici.
Ad inaugurare questa linea era stato la scorsa settimana l’editoriale di Galli della Loggia. Dopo una veloce disamina degli esiti della Seconda guerra mondiale in Italia – con le “moltissime vittime innocenti, donne, vecchi, bambini” – l’editorialista del Corriere definisce “comprensibile” l’articolo 11 Costituzione che prevede “il rifiuto di qualunque bellicismo“. Ma se “rifiutare il bellicismo ha certamente un senso, ed un senso positivo”, per Galli della Loggia “essere ‘contro la guerra’ un senso non ce l’ha. Non vuol dire concretamente nulla. Per la semplice ragione che non ha alcun senso logico essere contro qualcosa che non dipende da te“. Probabilmente c’è qualcosa di non detto altrimenti sarebbe un principio singolare perché negherebbe il significato stesso della politica che è una questione che implica l’impegno di tutta la cittadinanza e non è una questione soltanto delle classi dirigenti o dei governanti, come accadeva prima della Rivoluzione francese.
Come se l’Italia fosse in questo momento attaccata da uno Stato straniero, l’editoriale attacca poi quella che viene definita la “propaganda pacifista in funzione antiamericana e filosovietica del Partito comunista” che si somma anche “a una radicata tradizione religiosa popolare e di parte consistente delle élite cattoliche“. Tutto provocato, secondo Galli della Loggia, dalla “la sindrome dell’inerme” scaturita proprio dal disastro della Secondo guerra mondiale e che domina, a suo avviso, il pacifismo italiano che “caratterizza la maggioranza della nostra opinione pubblica“. Tanto che “tra i grandi Paesi d’Europa siamo quello la cui opinione pubblica manifesta il più debole sostegno all’Ucraina“, sottolinea. Con una spinta che suona quasi come un appello all’interventismo, Galli della Loggia contesta così “l’immobilismo italiano”: “Non ci sentiamo pronti alla minima audacia, più disposti a osare”.
Una settimana dopo, ieri, sempre dalla prima pagina del quotidiano, è il turno dell’editoriale di Angelo Panebianco che punta il dito contro chi definisce “posizione bellicista o guerrafondaia” il riarmo europeo. Chi lo fa, dice, “è vittima di un (auto) indottrinamento ideologico che lo rende incapace di discernimento“. E Panebianco mette in guardia dall’ombra dei nemici pronti ad attaccarci: “Nella vita reale i potenziali nemici sono perfettamente in grado di manifestarsi senza alcun riguardo per i sogni o i sentimenti di chi ha deciso che non avrà mai nemici”, scrive.
E poi l’attenzione si concentra sulla Chiesa e il mondo cattolico dove, all’interno, “ci sono anche posizioni che, se prevalessero, non farebbero il bene degli europei“, insiste Panebianco: “È una corrente composta da coloro che, in nome della pace, paiono negare legittimità persino alla guerra difensiva“. Si rischia così, a suo avviso, di “accettare che la Russia riesca a estendere la sua influenza su tutta l’Europa“. “La posta in gioco è davvero alta”, avverte l’editorialista del Corriere che si dice comunque fiducioso “nella capacità della Chiesa di tenere a bada, come ha fatto in passato, i pregiudizi, le forme ingenue di ostilità allo Stato, che periodicamente riaffiorano, in certe sue correnti interne”. Né l’uno né l’altro commentatore hanno fatto alcun riferimento al capo di questa “corrente pacifista” all’interno della Chiesa: il Papa.
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