Emilia Romagna

“Trovate tracce di cocaina”. Ma sulle autorizzazioni ai lavori emergono contraddizioni


Le tracce di cocaina sul mezzo guidato da Gnoli, ma anche diversi dubbi sulle procedure che riguardano i lavori da svolgere sull’arenile: sono questi gli aspetti salienti che emergono dalla nuova udienza del processo sulla morte di Elisa Spadavecchia, la 66enne turista vicentina travolta e uccisa dalla ruspa guidata da Lerry Gnoli il 24 maggio 2025, sulla spiaggia di Pinarella. Il 55enne cervese, attualmente agli arresti domiciliari, è accusato di omicidio colposo e violazioni in materia di lavoro.

Oggi, giovedì, nel Tribunale di Ravenna si è tentato di approfondire vari aspetti, fra cui le procedure autorizzative per gli interventi di spianamento delle dune sull’arenile cervese. Proprio sulla spiaggia di Pinarella Gnoli, difeso dagli avvocati Vittorio Manes di Forlì e Carlo Benini di Ravenna, stava lavorando a bordo di una ruspa. Secondo quanto ricostruito, la tragedia si sarebbe verificata nel tratto di arenile davanti al bagno 70. Gnoli quella mattina sarebbe partito con gli interventi di spianamento però più a sud, nella zona antistante le colonie di Pinarella e poi, si sarebbe spinto in direzione, per completare le lavorazioni avviate nei giorni precedenti per pareggiare il livello della spiaggia.

Per far luce sulle autorizzazioni sono stati sentiti in Tribunale due funzionari dell’ufficio demanio del Comune di Cervia che, dopo aver spiegato il funzionamento delle procedure, hanno riferito come Gnoli si fosse recato negli uffici comunali in due occasioni nei giorni precedenti la tragedia (il 14 e il 22 maggio). Tuttavia, secondo il racconto dei funzionari, non sarebbero state presenti, nemmeno negli anni precedenti, richieste di autorizzazione per lo spianamento delle dune di protezione della costa. Sempre i dipendenti comunali avrebbero riferito che alcune parti delle dune davanti alle colonie non sarebbero state spianate nelle stagioni precedenti.

Un rapporto che stride con quanto poi affermato in udienza dal comandante del Norm dei Carabinieri di Cervia – Milano Marittima, secondo il quale le dune che venivano costruite su tutto l’arenile risultavano poi regolarmente spianate durante le precedenti stagioni balneari. Aspetti questi che fanno emergere nuovi dubbi sui permessi e sulle condizioni di sicurezza dei cantieri in spiaggia.

L’altro aspetto chiave dell’udienza è stato poi quello del presunto consumo di droga da parte dell’imputato nei giorni della tragedia. Gnoli, da parte sua, aveva già ammesso di fare uso di cocaina, ma negando assunzioni nell’ultimo periodo. Su questo tema si è espresso l’esperto dei Ris Parma che ha riferito delle analisi e dei prelievi effettuati sulla ruspa l’1 agosto, a oltre un mese dal drammatico incidente. L’esito del laboratorio ha confermato di aver trovato tracce di cocaina sul mezzo.

Per chiarire il mistero attorno alla morte di Spadavecchia ora si dovrà attendere la prossima data del processo, prevista per settembre. Nel frattempo i legali di Gnoli hanno presentato un’istanza di revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari per l’imputato.

La tragedia, le indagini e i precedenti

Tutto il territorio ravennate era rimasto sconvolto dalla tragedia avvenuta sulla spiaggia di Pinarella, dove Elisa Spadavecchia ha perso la vita. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, Lerry Gnoli avrebbe effettuato una retromarcia con la ruspa, finendo poi per schiacciare la vittima. Gli accertamenti dei Ris dei Carabinieri hanno poi rilevato tracce di cocaina sul mezzo guidato dal 54enne il giorno del dramma. Gnoli aveva già ammesso di fare uso di cocaina, ma riferendosi a tempi non recenti, anche se gli esami del sangue effettuati dopo la tragedia avrebbero stabilito che l’uomo si trovasse in quel momento alla guida sotto l’effetto della droga.

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Nei giorni successivi alla morte di Spadavecchia, erano poi emersi diversi precedenti a carico del conducente della ruspa, Lerry Gnoli. L’uomo era infatti alla guida della ruspa con la patente revocata dopo la condanna a due anni e sei mesi per l’omicidio stradale avvenuto nel marzo 2022, quando a bordo di un furgone travolse e uccise un pedone di 83 anni appena uscito dalla chiesa di Santo Stefano di Pisignano. Anche in quell’occasione era risultato positivo alla cocaina. In più a fine 2019 Gnoli, fino a quel momento incensurato, era stato arrestato dagli agenti della Questura di Forlì a Vecchiazzano, con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. In quell’occasione, fu trovato anche in possesso di quattro ovuli di cocaina.


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